Nate and Hayes

Un film d’avventura realizzato per un pubblico che non ne ha mai visto uno “vero”: passabile, ma totalmente scialbo. “Bully” Hayes (Jones), vagabondo dei mari, aiuta un giovane missionario a ritrovare la fidanzata, rapita da un lubrico pirata. Buone dosi di azione (benché stereotipata), ma gli interpreti principali mancano di carisma. Co-sceneggiato da John Hughes.

Non è tempo di commedia

Furbo ma datato adattamento della commedia teatrale di S.N. Behrman su un’attrice che cerca di trattenere il marito drammaturgo dal prendersi troppo sul serio. Il risultato è scorrevole ma artificiale. Conosciuto anche con il titolo Guy with a Grin.

Noi credevamo

Tre ragazzi del sud Italia, in seguito alla feroce repressione borbonica dei moti che nel 1828 vedono coinvolte le loro famiglie, maturano la decisione di affiliarsi alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. Attraverso quattro episodi che corrispondono ad altrettante pagine oscure del processo risorgimentale per l’unità d’Italia, le vite di Domenico, Angelo e Salvatore verranno segnate tragicamente dalla loro missione di cospiratori e rivoluzionari, sospese come saranno tra rigore morale e pulsione omicida, spirito di sacrificio e paura, carcere e clandestinità, slanci ideali e disillusioni politiche. Sullo sfondo, la storia più sconosciuta della nascita del paese, dei conflitti implacabili tra i “padri della patria”, dell’insanabile frattura tra nord e sud, delle radici contorte su cui sì è sviluppata l’Italia in cui viviamo.

Night Tide

Il marinaio solitario interpretato da Hopper si innamora della Lawson, che lavora vestita da sirena al molo di Santa Monica, ma apprende che lei potrebbe essere un’assassina (nonché una discendente delle sirene). Questo piccolo dramma, eccentrico e onirico, è stranamente interessante (anche se non si tratta di un horror, come spesso veniva pubblicizzato). Scritto dal regista.

Noia, La

L’artista Buchholz è ossessionato dalla modella Spaak, il cui corpo riesce alla fine a decorare con banconote. La Davis interpreta la ricca madre di lui; si spera che sia stata ben pagata per la parte. Tratto da un romanzo di Moravia.

Nightmare

Nancy, Kris, Quentin, Jesse e Dean abitano a Elm Street. Di notte, fanno tutti lo stesso sogno: un uomo, che indossa un maglione rosso e verde a righe, vecchio e liso, un cappello Borsalino rovinato che nasconde un volto sfigurato ed un guanto da giardinaggio con dei coltelli affilati al posto delle dita. Ognuno di loro sente la stessa voce inquietante… Uno per uno, rimangono tutti terrorizzati nei meandri del sogno in cui è lui a stabilire le regole e l’unica via di fuga è svegliarsi. Quando uno dei ragazzi muore in modo violento, tutti si rendono immediatamente conto che quello che accade nei loro sogni, accade anche nella realtà, e l’unico modo per rimanere vivi è di non addormentarsi mai. Facendosi forza uno con l’altro, i quatto amici sopravvissuti tentano di scoprire come siano entrati a far parte di questa favola da incubo, inseguiti da questa figura macabra. Tentando in ogni modo di rimanere svegli, lottano per comprendere perché stia capitando proprio a loro, perché proprio in quel momento, cercando di scoprire quello che i loro genitori gli stanno nascondendo. Esiste, sepolto nel loro passato, un debito che va pagato adesso e per salvarsi, dovranno immergersi nella mente dell’incubo più contorto di tutti… Freddy Krueger.

Nella polvere del profondo sud

In una cittadina del profondo Sud, un anziano uomo di colore è accusato di un delitto che non ha commesso. Per l’avvocato difensore dimostrare l’innocenza del proprio assistito è quasi un’impresa impossibile, mentre la popolazione inferocita vorrebbe mettere in atto un linciaggio. Un dramma di grande vigore, fra i più belli realizzati da Clarence Brown (noto per essere stato il regista preferito dalla Garbo). Particolarmente efficaci le sequenze della folla che si prepara al linciaggio, chiaramente ispirate al cinema espressionista tedesco.
(andrea tagliacozzo)

Nuovi mostri, I

Ideale sequel di I mostri (Dino Risi, 1963), è un film in 14 brevi episodi che sviscerano il tema delle meschinità del tipico italiano medio. La formula mostra la corda e, rispetto al prequel, le risate sono più amare (quando arrivano). Questa pellicola è lo specchio dell’Italia del 1977, con le sue lacerazioni politiche, sociali ed economiche.

Ninja Assassin

Raizo è ancora un bambino quando perde i genitori. La sua solitudine è interrotta dall’incontro con i membri dell’Ozunu Clan, una setta segreta di cui pochi conoscono l’effettiva esistenza. Raizo viene così addestrato a uccidere e diventa un killer spietato. Quando però è il suo migliore amico ad essere vittima del Clan, Raizo decide senza esitazione di mettere in atto la sua vendetta.

Natale a New York

Un giovane chirurgo (De Luigi), si reca a New York in viaggio di nozze. Il suo chirurgo, lo spietato professor Benci (Bisio), lo obbliga a portare un dono al figlio, studente con il cugino in una università della Grande Mela. I due, a differenza di quanto lascino credere alle rispettive famiglie, sono perfetti fannulloni. Ma anche il primario, che li raggiunge inaspettatamente, rivela una doppia personalità. Intanto, Lillo (De Sica), un ex cantante di piano bar, si invaghisce della bella Barbara (Ferilli), essendone ricambiato. Entrambi sono però sposati con coniugi facoltosi, e un loro tradimento li priverebbe di qualunque eredità. Per evitare che ciò accada, Lillo fa di tutto per far sì che Claudio (Ghini), il marito di Barbara, apra gli occhi sull’infedeltà della moglie…

Dopo la “scissione” della coppia d’oro dei film natalizi, con De Sica rimasto fedele a Neri Parenti e Massimo Boldi accasatosi alla corte dei Vanzina, l’immancabile «cinepanettone» sullo sfondo della rutilante metropoli a

Non drammatizziamo… È solo questione di corna

Quarto capitolo della storia della vita di Antoine Doinel: il protagonista (Léaud) è ora sposato con Christine (Jade). Confuso e immaturo, diventa padre senza essere pronto, per poi intrecciare una relazione extraconiugale con Hiroko Berghauer. Magistralmente diretto da Truffaut; divertente il cammeo di Jacques Tati nella parte di Monsieur Hulot. Con un sequel: L’amore fugge.

New Rose Hotel

A Tokyo c’è un gangster che assolda una prostituta italiana (Asia Argento) per sedurre un ingegnere genetico. Ma se ne innamora e… Dopo un capolavoro come
Fratelli
e un’operazione incerta ma a tratti folgorante come
Blackout
, Ferrara sconcertò tutti con questo film di fantascienza da camera tratto da William Gibson, tutto teorico, mentale e a tratti incomprensibile. Con certe atmosfere alla Alphaville, ma lavorando con il montaggio come un artista sperimentale, Ferrara costruisce una specie di film-truffa, con la storia che si arena, non va da nessuna parte, ricomincia uguale. Chi scrive l’ha visto una sola volta e ne porta un ricordo atterrito, oltre all’immagine di una Asia Argento molto hard. I fan si sono divisi: c’è chi lo giudica una bufala e chi il capolavoro estremo del regista. Chissà. Comunque, meglio le visioni di Ferrara che quelle di don Wim Wenders.
(emiliano morreale)

Notturno tragico

Celebre pellicola tratta dal dramma teatrale, ricco di suspense, di Emlyn Williams: una giovane donna (Russell) scopre poco a poco l’identità del misterioso e brutale assassino che semina il terrore nella campagna. Montgomery ha un ruolo vistoso in questo film a tratti artefatto ma in definitiva efficace, che gode dell’eccezionale supporto della Russell e della Whitty. Sceneggiatura di John Van Druten. Rifatto nel 1964.

Nono giorno, Il

A un prete cattolico (Matthes), incarcerato a Dachau durante la seconda guerra mondiale, viene concessa una licenza di nove giorni e ritorna a casa sua in Lussemburgo, dove i nazisti tentano di usarlo come pedina politica. Duro, avvincente dramma su un uomo di grandi principi e profondamente religioso che mantiene la sua integrità, umanità e spiritualità anche nelle circostanze più provanti. L’assoluto orrore di Dachau è descritto vividamente. Liberamente tratto dai diari dal carcere di Padre Jean Bernard.

Nightmare – Nuovo incubo

L’attrice Heather Langenkamp, che vede nei suoi incubi l’assassino (nella finzione cinematografica) Freddy Krueger, poco a poco scopre che i film della serie di Nightmare proteggono il mondo da un demone mostruoso, che ha assunto le sembianze di Freddy e sta mettendo in atto l’ultima sceneggiatura di Wes Craven, nel momento stesso in cui lui la scrive. E la storia non sembra avere un lieto fine… La Langenkamp, Wes Craven e altri produttori associati della serie Nightmare interpretano se stessi in questo thriller complesso e sofisticato. Pauroso, intelligente e spiritoso, ma un po’ troppo lungo, e gli ultimi venti minuti sono piuttosto deludenti. Seguito da Freddy vs. Jason.

Nemmeno il destino

Tre amici in età adolescenziale condividono scuola e tempo libero, comprese le sfighe tipiche di chi è cresciuto nella periferia di una città post-industriale (Torino), decadente e apparentemente priva di prospettive. Ale
(Mauro Cordella),
Ferdi
(Fabrizio Nicastro)
e Toni
(Giuseppe Sanna)
sono tenuti insieme da un legame ancor più speciale e vincolante: quello di provenire da famiglie disgregate o inesistenti. Sono «problematici», per usare un termine caro agli educatori. Il primo a lasciare misteriosamente il trio è Toni, estroverso e sovrappeso ma in realtà roso come gli altri dall’ansia di un futuro apparentemente già scritto. Poi sarà la volta di Ferdi, sensibile e perciò schiacciato dal destino del padre ex operaio, disoccupato e alcolizzato, e della madre, che li ha abbandonati. Il protagonista del film, Ale, cerca di resistere come può alla perdita dei due compagni, ma quando scopre il terribile segreto che ha reso squilibrata la madre, cresciuta in un collegio di suore, lascia sfogare la rabbia in un impeto distruttivo. Cercherà di venirne fuori, spedito dal giudice minorile in una scalcinata comunità di recupero diretta da Lorenzo
(Stefano Cassetti).
La strada per la maturità, passa dai monti…

Gaglianone è un giovane e bravo regista cresciuto a Torino. È uno che – come si dice – ha studiato. E si vede. Pure troppo, a nostro avviso. Tratta da un romanzo del mestrino Gianfranco Bettin (e perciò originariamente ambientata a Marghera) e intitolata come una famosa canzone di Mina – che ricorre nel canto allucinato della madre del protagonista – la vicenda di Ale, Ferdi e Toni è quella di tre figli delle colpe. Le colpe dei genitori, innanzitutto. Che però sono pure loro vittime: del lavoro che uccide, di abusi sessuali inconfessabili, di semplice ignoranza.

Il regista, sorretto dalla competenza del direttore della fotografia
Gherardo Gossi,
affronta con piglio sperimentale questo atto di accusa contro la società, che marginalizza e abbandona i suoi figli all’arbitrio del destino. Il film, si divide così tra riuscite, a tratti godibili, descrizioni dell’universo giovanile e sofferte riprese, tecnicamente apprezzabili, che puntano a evidenziare il dolore, la sofferenza, lo straniamento dei personaggi di fronte alla vita che è toccata loro in sorte. È evidente il proposito di Gaglianone di sollecitare lo spettatore, disturbarlo e quindi calarlo nel denso liquame pasoliniano che impregna i pori e soffoca lentamente i protagonisti del film.

Obiettivo centrato. Ma è proprio questo il limite – non artistico ma comunicativo – della pellicola. Il regista che aveva affrontato con originalità la memoria resistenziale ne

I nostri anni
– il suo primo lungometraggio – sa come provocare lo spettatore, disturbarlo con immagini sovra o sottoesposte, con doppie esposizioni, con frasi incomprensibili pronunziate autisticamente che si sovrappongono ai pensieri, con riprese smozzicate e fuori fuoco. Il risultato è un film solo a tratti comprensibile, velato dall’ansia di dimostrare competenza, appesantito dalla ricerca di un messaggio che in realtà è chiaro sin dall’inizio. Siamo insomma di fronte al limite del miglior cinema italiano: quello di non essere fatto per essere visto.

(enzo fragassi)

Niente in comune

Interminabile e fortemente disomogeneo commedia drammatica incentrata su un eterno adolescente, costretto ad avere a che fare con il padre anaffettivo e ormai anziano quando la madre lo pianta in asso. Alcune pungenti e significative conclusioni sull’amore e sulla responsabilità (e alcune divertenti frecciate al business pubblicitario) vengono indebolite dall’eccessiva lunghezza e dalla tendenza del film a divagare. Hanks è eccellente; Gleason è abrasivo (nella sua ultima apparizione in un film). In seguito ha generato una serie tv. Super 35.

Nascita di una nazione

Imprescindibile pietra miliare della cinematografia americana, il racconto epico e drammatico della vita di due famiglie fra le guerre civili e la ricostruzione. Ancora affascinante, nonostante abbia quasi un secolo: non solo la forza delle parti drammatiche è rimasta immutata, ma si può considerare anche un importante documento storico; da sempre al centro delle polemiche per la rappresentazione del Ku Klux Klan come un gruppo di eroi difensori della patria. Ne esistono diverse versioni, dalle durate più disparate.

Nel fango della periferia

Sobrio e realistico racconto della vita portuale di New York e della sua corruzione. L’amicizia fra il disertore Cassavetes e il lavoratore portuale Poitier, entrambi in lotta contro il losco sindacalista Warden, dà la possibilità di riflettere su integrazione e integrità nelle fasce disagiate della popolazione. Recitato in modo magistrale da tutti gli attori. Primo film alla regia per Ritt. Robert Alan Aurthur ha adattato il suo stesso sceneggiato televisivo, A Man Is Ten Feet Tall (che è stato anche il titolo del film in Gran Bretagna), nel quale Poitier già aveva interpretato questa parte. Si trova anche in versione colorizzata.

Nudo di donna

A Venezia, dopo un ennesimo litigio con la moglie Laura, con la quale è sposato da sedici anni, Sandro si rifugia in un vecchio palazzo settecentesco. Tra i ritratti di un fotografo, Sandro trova quello di una donna nuda che, sebbene raffigurata di spalle, somiglia incredibilmente alla moglie. Da un racconto di Paolo Levi, un mystery in parte suggestivo, anche se finisce più volte per cadere nella banalità. Il film venne iniziato da Franco Brusati che, dopo alcuni contrasti con Manfredi, lasciò la regia all’attore romano.
(andrea tagliacozzo)

Nightmare 4 — Il non risveglio

Rianimato da urina di cane infiammata (!), Freddy Krueger uccide finalmente tutti i figli di coloro che in origine l’avevano arso vivo: cerca poi nuovi giovani da terrorizzare, ma viene contrastato da un “signore dei sogni”, suo avversario spirituale. Giunta a questo punto, la serie stava dimostrando tutti i suoi anni, con effetti stravaganti, un intreccio esile e un numero davvero eccessivo di spiritosaggini. Successivamente ci furono un altro sequel nel 1989 e una serie tv.