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Codice: Swordfish

Il misterioso Gabriel Shear, spia al servizio del Senatore Reisman, convince l’abile hacker Stanley Jobson – reduce da diversi anni di prigione per essere riuscito a intrufolarsi nei sistemi informatico dell’FBI – ad aiutarlo in un impresa ai limiti dell’impossibile: appropriarsi di svariati miliardi di fondi governativi illegali che giacciono in alcuni conti bancari protetti da sofisticati sistemi di sicurezza. Con i soldi che Shear gli ha promesso, Stanley spera di riuscire a ottenere l’affidamento della sua adorata figlioletta Holly. Ma sulle tracce dei due si lancia il tenace poliziotto Roberts. Comunque lo si guardi, il film di Dominic Sena non riesce affatto a convincere: sul piano narrativo è alquanto esile e confuso; su quello drammatico lascia il tempo che trova e le vicissitudini familiari di Hugh Jackman sono commoventi quanto uno spot della Barilla; quanto all’azione – che dovrebbe essere il piatto forte del film – è dispensata in quantità minime ed è di dubbia qualità. Dominic Sena gira le sparatorie e gli inseguimenti giusto un filo meglio di Tony Scott (non ci vuole molto, a dire il vero…) e l’unica idea divertente (l’autobus appeso a un elicottero) sembra solo una variazione sul tema di cose già viste altrove (
Darkman
di Sam Raimi e
Supercop
di Stanley Tong). Perfino il cast, davvero ottimo sulla carta, viene banalmente sprecato: Travolta continua a gigioneggiare nel ruolo del cattivo (che gli è riuscito solo in
Face/Off
); Hugh Jackman (che assomiglia in modo impressionante a Clint Eastwood da giovane) ha una bella faccia e carisma da vendere, ma è completamente fuori parte nei panni dell’eroe per caso (perfino un po’ vigliacco); Don Cheadle, straordinario in
Boogie Nights
, qui sembra persino svogliato e poco convinto; rimane Halle Berry, che è un bel vedere e meriterebbe un 10 e lode per la sua avvenenza, ma è troppo poco e non basta per salvare il film dalla più totale mediocrità.
(andrea tagliacozzo)

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