B

Below

Una vecchia canzone di Benny Goodman,
Sing sing sing
(1938), suona all’interno del sommergibile americano USS Tiger Shark. Il problema è che nessuno dell’equipaggio ha spostato la puntina del giradischi. Si è messo a funzionare da solo. C’è qualcosa «sotto». Siamo in piena Seconda guerra mondiale. L’USS Tiger Shark in viaggio verso casa riceve l’ordine di recuperare tre sopravvissuti di una nave ospedale britannica che è stata affondata. Tra di loro c’è anche una donna. La bella dottoressa Claire. Un vecchio motto latino dice che una donna su una nave porta tempesta e sfortuna: il sommergibile non riesce più a tornare in superficie. L’ossigeno comincia a scarseggiare. Sarà veramente colpa della donna? E perché continua a fare mille domande sulla morte del capitano del sottomarino?

David Twohy, il regista americano che ha fatto dell’horror (e del fantasy) la sua professione, ha realizzato un «submarine noir», come lui stesso lo ha definito. In un labirinto di freddi corridoi tenta di fondere due filoni del cinema: quello dei film ambientati in un sottomarino
(Run Silent Run Deep,
1958, o
Caccia a Ottobre Rosso,
1990), e quello delle case stregate, sulla scia di alcuni horror del passato quali
La casa
(1983) di Sam Raimi o
The Funhouse
(1981) di Tobe Hooper. Con giochi di luce e ombra tipici del noir, riveste i personaggi di ansie e mistero, ponendoli così sempre al centro dell’attenzione. Tra i protagonisti Olivia Williams, già
Il sesto senso
(1999) insieme a Bruce Willis, e il «divetto» americano Matt Davis già in
Pearl Harbour
(2001). L’impressione durante la visione di
Below
è quella di trovarsi di fronte a tre film:
20.000 leghe sotto i mari
(1954) di Richard Fleischer, ma le facce dei protagonisti, le loro barbe incolte, il loro taglio di capelli sono lontani anni luce dalla «rusticità» di Kirk Douglas. E poi
Il sesto senso
di M. Night Shyamalan, che ormai citano tutti, e le americanate dello scadente
Bounty
(1984) di Roger Donaldson, perché accostarlo agli
Ammutinati
(1962) con Marlon Brando sarebbe un complimento al regista. Afferma Twohy: «Penso che questa storia sia legata a una delle domande che nascono spontanee quando si vede un film su una casa stregata, e cioè perché mai i personaggi non escono da quella casa? Stavolta i personaggi si trovano in un sottomarino… ho percepito che avrebbe aggiunto qualcosa di nuovo al genere del thriller soprannaturale». A noi sembra abbia aggiunto poco a un genere già molto inflazionato finendo con lo scivolare in un gioco di vistosi luoghi comuni e anacronistiche citazioni.
(francesco marchetti)

Scroll Up