Ghost Rider

Johnny Blaze è un giovane stuntman delle due ruote che si esibisce in coppia con il padre. Un giorno scopre che questo è gravemente malato di cancro e, nel sonno, stringe un patto con il diavolo che si impegna a guarire il genitore in cambio dell’anima del ragazzo. Johnny accetta ma il padre, ormai in piena salute, muore inaspettatamente durante uno show. Johnny prosegue la sua vita come se non gli importasse di nulla, rischiando la vita a ogni salto a bordo del suo bolide ma, incredibilmente, si salva sempre. Una notte Mephisto gli appare e rivendica il potere sulla sua anima obbligandolo a diventare un suo sottomesso, un Ghost Rider: dovrà dare la caccia a Black Heart, un angelo scacciato dal Paradiso e intenzionato a portare l’Inferno sulla Terra.

La recensione

Hollywood pesca ancora nel cilindro della Marvel Comics e porta sui grandi schermi la storia del motociclista maledetto Johnny Blaze. Un film carico di effetti visivi, soprattutto nella seconda metà,

American Beauty

Cronaca della crisi di mezza età di Lester Burnham e della sua famiglia. Lui si innamora della compagna di liceo di sua figlia, abbandona il posto di lavoro, si mette a fare pesi e si dà agli spinelli. Intanto sua moglie incontra un altro…
American Beauty
non tollera mezze misure: o lo si ama alla follia o lo si detesta con tutto il cuore. Anche lo spettatore «critico» è stato altrettanto diviso: ora salutandolo come una piccola rivoluzione nella Hollywood del 2000, ora considerandolo un’ipocrita rimasticatura di altri film ben più irriconciliati. Che la si veda in un modo o nell’altro, l’opera prima di Sam Mendes presenta più di un motivo di interesse (almeno per una visione): la si può leggere come un’ulteriore prova della capacità fagocitante di Hollywood, oppure ci si può lasciar cullare dalla sua ironia (almeno nella prima parte). A chi scrive, però, più che il fondo politico dell’opera ha colpito la sua struttura narrativa, capace di coniugare stimoli diametralmente opposti (dal glamour stile «Lolita» alla videopoesia del cinema indipendente, dall’aggiornamento di un immaginario erotico vecchio di trent’anni ai dialoghi ricchi di una verve tipica di questo decennio).

Certamente
American Beauty
è un film molto più scritto e pensato di quanto non possa apparire. L’immagine è sempre il risultato di un’alchimia costruita guardando più al botteghino che all’espressione di un contenuto coerente e innovativo; tuttavia, nel panorama amorfo del cinema mainstream contemporaneo, rimane un interessante esperimento.
(carlo chatrian)

-2 Livello del terrore

Angela, una giovane donna in carriera, si trattiene al lavoro fino a tardi, persino la sera della vigilia di Natale. Quando finalmente si libera ed è ansiosa di raggiungere la famiglia per festeggiare, scopre che la sua macchina non parte. Il parcheggio è deserto, e il cellulare non funziona. L’unico aiuto viene dal guardiano Thomas, affabile e disponibile a cercare di far ripartire l’auto. Ma non funziona, così il ragazzo offra ad Angela una cena nella sua guardiola. La ragazza incautamente accetta… e Thomas si trasforma nel suo carnefice, costringendola a restare con lui nel parcheggio. L’unico modo che Angela ha di salvarsi è quella di trovare alla svelta un modo per uscire dal “livello -2” di quel maledetto parcheggio…