Il mago della pioggia

Lancaster è in piena forma in questo ruolo di un carismatico carcerato che offre speranza a una cittadina del sudest degli Stati Uniti assediata dalla siccità e a una donna la cui vita è a un crocevia. La Hepburn è stupenda. L’opera teatrale di N. Richard Nash è stata in seguito trasformata in un musical a Broadway col titolo 110 in the Shade.

Odissea tragica

Intenso dramma con il soldato americano Clift che si prende cura del sopravvissuto ai campi di concentramento Jandl nella Berlino del dopoguerra, mentre la madre del ragazzo lo cerca in tutti i campi profughi. Splendidamente recitato e diretto; Richard Schweizer e David Wechsler vinsero un Academy Award per il miglior soggetto e Jandl un premio speciale per l’eccezionale prova giovanile. Esiste anche in versione colorizzata al computer. Nomination alla regia anche per Zinnemann.

Carabina Williams

L’ex marinaio Mark Williams si unisce a una banda di distillatori di whisky. Durante una sparatoria tra i fuorilegge e la polizia, un agente rimane ucciso. Mark, sebbene non sia responsabile della morte del poliziotto, si costituisce e viene condannato a trent’anni di carcere. Finito in cella d’isolamento in seguito ad alcune intemperanze, l’uomo impiega il suo tempo inventando un nuovo tipo di fucile automatico. Il protagonista, realmente esistito, è interpretato da un convincente James Stewart. Regia impersonale e di mestiere, totalmente funzionale alla storia.
(andrea tagliacozzo)

La finestra sul cortile

James Stewart è L.B. Jeffries, un fotoreporter costretto in casa con una gamba ingessata. Spia il vicinato con il teleobiettivo, tra una visita dell’infermiera e della sua bella fidanzata modella, Lisa. Scopre un assassinio nell’appartamento di fronte al suo, al di là del cortile… Uno dei film più perfetti di Hitchcock, uno di quelli per i quali la definizione di «mago del brivido» è assolutamente insensata. È intanto (a partire dal bellissimo titolo) un film sul cinema e sulla visione: una riflessione sull’impotenza e l’onnicomprensività dello sguardo, leggibile trasversalmente in termini di maschile e femminile (fondamentale la presenza di una divina Grace Kelly che fa la sua comparsa nella penombra, al ralenty). Ma è anche un film nel quale il cattolicesimo del regista si fa meno misantropico (
Gli uccelli
), masochista (
Il ladro
) o dilemmatico (
Io confesso
). Qui il «giallo» è la metafora migliore per dire che ogni esistenza è degna di essere narrata; e qui Hitchcock è davvero vicinissimo a Simenon. Si guardi la scena della donna cui muore il cane: è una sequenza secondaria, sarcastica ma con un fondo di celatissima pietà, rara in Hitch. Anche se ironicamente, potrebbe contenere addirittura la morale del film.
(emiliano morreale)

Il terrore corre sul filo

Un uomo, sposato alla figlia di un ricchissimo industriale, progetta l’assassinio della moglie, costretta a letto da una grave malattia. Quest’ultima, intercettando casualmente una telefonata, viene a conoscenza del piano ordito ai suoi danni. Un thriller psicologico che offre un notevole crescendo di tensione, anche grazie alla magistrale interpretazione della Stanwyck (candidata all’Oscar, ma senza fortuna).
(andrea tagliacozzo)