Pulse

Un altro remake a stelle e strisce di un horror originario del Sol levante. La pellicola si rifà infatti a quella omonima del 2001 di Kiyoshi Kurosawa che si aggiudicò il premio Fipresci a Cannes. Josh (Jonathan Tucker), uno studente universitario viene trovato morto in circostanze misteriose all’interno del campus. La morte pare viaggi sul filo, anzi su una frequenza wireless utilizzata dagli studenti. Ben presto, come un’epidemia, chiunque entri in contatto con la frequenza killer fa una brutta fine. Un’amica di Josh, Mattie (Kristen Bell) scopre che chiudere porte e finestre con del nastro adesivo di colore rosso ferma la minaccia letale. Ma non la elimina… Secondo lungometraggio di Jim Sonzero, il film annovera Wes Craven tra gli scene

L.A Confidential

La storia viene da un romanzo di James Ellroy, uno dei più fortunati e acuti esploratori della letteratura di genere: siamo nei paraggi di Hollywood, dove le indagini di tre poliziotti perdenti scoperchiano il solito nido di vipere. Ma oltre alla perfetta cinefilia, che regala a Kim Basinger il ruolo più bello della sua carriera (una triste attrice-prostituta sosia di Veronica Lake), questo film si distingue per la sua particolare sincerità. Ci si appassiona senza mezzi termini e senza retrogusti camp, e il dolore della pagina di Ellroy viene conservato, giusto un po’ ammorbidito nella bellissima fotografia di Dante Spinotti (virtuosistica la sparatoria finale). Un gran bel film hollywoodiano, fiero di esserlo, che – se non tocca le altezze del Polanski di
Chinatown
– esibisce comunque una confezione tra le più impeccabili del cinema americano di genere negli ultimi anni.
(emiliano morreale)

1 Km. da Wall Street

Wall Street atto secondo. Anni dopo Oliver Stone, anche Ben Younger si premura di informarci sui meccanismi (marci in partenza) del capitalismo Usa. Ma 1 Km. da Wall Street deve i suoi pochissimi momenti di interesse esclusivamente allo straordinario cast che lo popola: e se in questa occasione Giovanni Ribisi non sembra essere al meglio, a calamitare l’attenzione ci pensano un enorme (in tutti i sensi…) Vin Diesel e un incredibile Nicky Katt. Nia Long, invece, basta guardarla, senza contare che è bravissima.
Il problema di fondo di 1 Km. da Wall Street è che, pur aspirando a essere un dramma mametiano (la citazione di Americani…), finisce invece per risolversi in una versione inacidita delle commedie di John Hughes degli anni Ottanta (e non basta certo Ron Rifkin a conferire al tutto un tono da tragedia). Il parallelo, enunciato sui titoli di testa, tra i gangsta del ghetto e i broker rampanti resta solo una scusa per inzeppare la colonna sonora di hip hop. Come si dice, «you missed the point, buddy»… (giona a. nazzaro)

Tentazioni d’amore

Brian e Jacob sono legatissimi fin da bambini: uno cattolico, l’altro ebreo. Da grandi diventano rispettivamente un prete e un rabbino, ma rimangono amici per la pelle. Quando però si rifà viva Anna, comune compagna d’infanzia diventata nel frattempo affascinante donna-manager, nascono alcuni problemi. Primo: Jacob si innamora di Anna e nasce una relazione, quando gli toccherebbe una bella ragazza ebrea. Secondo: di Anna si innamora anche Brian, che ovviamente non potrebbe… Ed Norton, che esordisce nella regia imbottendo senza motivo il film di musiche del
Buena Vista Social Club
, vorrebbe fare la commedia sofisticata ma gli viene soltanto una sciocchezzuola leziosa (e noiosa: due ore e dieci!). La coppia Norton-Stiller, al di là dei bei vestiti e delle mossettine, è del tutto inverosimile. Se questi fossero i campioni del modernismo ecumenico, meglio Scientology. In confronto i preti canterini di Bing Crosby sono personaggi bressoniani. La commedia è davvero un’arte perduta anche a Hollywood?
(emiliano morreale)

Tadpole – Un giovane seduttore a New York

Siamo a New York, nel quartiere alto borghese dell’Upper East Side ed è la vigilia del giorno del Ringraziamento. Un quindicenne sta tornano a casa dal collegio in cui vive e confessa al suo migliore amico di essere innamorato. In breve tempo si scopre che il giovane studente, un autentico personaggio rinascimentale, sensibile e compassionevole, appassionato di Voltaire e dei classici, è innamorato della moglie di suo padre, ben più grande di lui. La sua inquietudine e il suo amore proibito lo porteranno a cacciarsi in situazioni imbarazzanti, ma si accorgerà ben presto che piace molto alle donne mature, a partire dalle amiche della matrigna. Una commedia contemporanea, arguta, fresca e irriverente, scoperta al Sundance Film Festival di Robert Redford, girata in soli quattordici giorni con una videocamera digitale e con un budget limitato. Molto ben scritto e ben interpretato, soprattutto dal giovane Aaron Stanford, al suo debutto cinematografico, perfettamente calato nel ruolo. Un’altra bella scoperta del Sundance, immediatamente catturata dalla Miramax, che negli Usa ne ha fatto un caso con un buon successo al box office. La Manhattan di sfondo è molto rilassata e perfetta complice di questi giochi proibiti. L’effetto della camera digitale, anche se all’inizio può fare storcere il naso, risulta essere la scelta vincente, come un occhio che spia che cosa succede in questi condomini alto borghesi. Probabilmente la commedia meglio riuscita dell’anno. (andrea amato)