Indian – La grande sfida

Film basato su una storia vera. Sul finire degli anni Sessanta, Burt Munro, anziano appassionato di meccanica e motociclette neozelandese, decide di investire tutta la sua liquidazione per inseguire un sogno: battere il record di velocità in motocicletta. La sua sembra un’utopia, sia per l’età avanzata, sia perché si è messo in testa di compiere l’impresa rimettendo in sesto una vecchia Indian degli anni Venti. Ci riesce, e decide di prendere parte a un raduno nel deserto di sale dello Utah, negli Stati Uniti. Contro ogni previsione, l’anziano centauro riesce a battere il record precedente, stabilendo un nuovo limite che da allora non è mai più stato

Alì

«Muoviti come una farfalla e pungi come un’ape», questa è probabilmente la frase più celebre del grande Mohamed Alì, quella che lo rispecchiava meglio quando era sul ring. Campione olimpico nel 1960 a Roma, Cassius Clay diventa campione del mondo dei pesi massimi nel 1964 alla tenera età di 22 anni, sconfiggendo Sonny Liston. Da qui parte il film di Michael Mann interpretato da Will Smith. Il giorno dopo la conquista del titolo, Clay annuncia la sua conversione all’Islam e cambia nome in Mohamed Alì. Da qui inizia la sua guerra personale contro il razzismo, i preconcetti della gente e il governo degli Stati Uniti, che lo chiama alle armi per andare a combattere in Vietnam: «Non andrò a litigare con i Vietkong», disse il campione. Ritiro del passaporto, processo per renitenza alla leva e ritiro della licenza da pugile. Ormai in ginocchio, Alì continuò la sua battaglia personale e, dopo l’assoluzione della Corte Suprema, dieci anni dopo il suo primo titolo mondiale, andò a Kinshasa a combattere contro il campione in carica George Foreman. Da tutti è considerato l’incontro di tutti i tempi, splendidamente raccontato da

Norman Mailer
, e a 32 anni Alì tornò in cima al mondo. Diventato leggenda già in vita, Mohamed Alì è una delle figure più rappresentative del Novecento. Opera titanica quella di Mann e altrettanto ammirabile quella di Will Smith, non solo per i 17 chili che ha dovuto prendere per assomigliare al campione, non solo per aver imparato a boxare come Clay, non solo per aver imparato a muoversi come Alì, ma soprattutto perché ha imparato a pensare come Mohamed Alì.
(andrea amato)

Debito di sangue

Un “profiler” dell’Fbi, costretto ad andare in pensione dopo aver subito un trapianto di cuore, si prende carico di un caso di assassinio per aiutare la sorella della donna che gli ha donato il prezioso organo. Pellicola che calza a pennello a Eastwood, mai visto tanto a suo agio: peccato solo che il finale piuttosto scialbo non sia all’altezza dello svolgimento. Strano, perché quello del romanzo di Michael Connelly da cui il film è tratto era ben più soddisfacente e originale. Panavision.

Made in America

La Goldberg, fieramente orgogliosa e indipendente, è costretta a rivelare alla figlia adolescente che l’ha concepita ricorrendo alla banca dello sperma. Così la figlia scopre che il padre è un venditore d’auto trombone ed è bianco. Film davvero stupido che parte da una premessa intelligente. Le due signore intrappolate nel negozio della Goldberg sono Frances Bergen (la madre di Candice) e la star televisiva degli anni Cinquanta Phyllis Avery.