Paris, Texas

Un uomo che si è smarrito per quattro anni cerca di rimettere insieme la sua vita e di riconquistare moglie e figlio. Tortuoso, autocompiaciuto e lento come tutto ciò che scrive Sam Shepard, ma si distingue per le belle interpretazioni e la ricca atmosfera western creata da Wenders e dal direttore della fotografia Robby Müller. Il film ha comunque mandato molti critici in delirio, perciò potrebbe essere questione di gusti personali. Un premio a Wenders ai BAFTA: oltre alla Palma d’Oro a Cannes.

L’uomo di ferro

Il sequel di L’uomo di marmo vede la documentarista Janda sposata col figlio dell’eroe caduto di cui lei ha studiato la vita. Un accorato inno a Solidarnosc, non all’altezza del precedente, ma i due film presi insieme hanno pari intento epico della saga del Padrino. Lech Walesa compare nel ruolo di se stesso. Palma d’Oro a Cannes e nomination all’Oscar come Film Straniero.

Il Gattopardo

Dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, forse il più celebre dei film di Luchino Visconti. Nel 1860, mentre anche in Sicilia spirano venti di rinnovamento sociale e politico, il principe di Salina vede mestamente crollare il suo vecchio mondo. Un lavoro imponente, estremamente raffinato, girato con un uso quasi pittorico dello schermo panoramico (inquadrature molto ampie, anche quando la sintassi cinematografica potrebbe imporre un primo piano). Indimenticabile la lunga sequenza del ballo che venne realizzato in ben 36 giorni di riprese. Vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes ex aequo con Seppuku di Masaki Kobayashi. (andrea tagliacozzo)

Elephant

È una normale giornata d’autunno a Portland nell’Oregon. Passeggiando in un parco, Eli convince due punk a posare per delle fotografie. Nate, dopo il quotidiano allenamento di football, si dirige verso un caffè per pranzare con Carrie, la sua ragazza. John lascia le chiavi dell’automobile del padre nell’ufficio della scuola affinché il fratello, dopo le lezioni, possa passare a ritirarle. Nella caffetteria vicino alla scuola, tre liceali sparlano delle proprie madri e della loro irritante capacità di impicciarsi delle loro vite. All’interno dell’istituto la vita procede come sempre, sino a quando, all’improvviso, qualcosa sconvolge la normalità. È un allarme fatto di violenza e morte…
«Come non accorgersi della presenza di un elefante in salotto?». È questa la domanda che Gus Van Sant si è posto dopo aver deciso di raccontare l’inspiegabile tragedia avvenuta nel 1999 a Colombine, la stessa strage raccontata da Bowling A Colombine (2002), il documentario di Michael Moore. Palma d’Oro per la migliore regia all’ultimo festival di Cannes, Elephant è la messinscena, fredda e distaccata come quella di un videogame, di un dramma raccontato nella sua «normalità», quello di due studenti che aprirono il fuoco suoi loro compagni. Nella parte iniziale del film, lo spettatore entra in contatto con una realtà apparentemente tranquilla. La tensione comincia però a montare già nella scelta delle situazioni raccontate, talmente normali da risultare inquietanti. L’inquietudine continua a salire, e raggiunge il culmine nella tragedia annunciata che si trasforma a poco a poco in allucinazione. Ma il tono recitativo non cambia. Le vittime e i carnefici non sembrano poi così diversi. E la scelta di Van Sant è efficace, perché sembra essere davvero l’unica adatta ad definire lucidamente (e paradossalmente) la follia e l’irrazionalità. Non ci sono accuse né giustificazioni morali per i due protagonisti. Non esiste alibi che possa scusarli. Ma non esiste neanche una vera causa scatenante della follia. Elephant è il racconto di una crisi che sfocia nella violenza, la narrazione di una tragedia libera da ogni giudizio morale. Fra quelli in circolazione, il film più efficace sulla realtà sociale degli Stati Uniti. (emilia de bartolomeis)

La classe

François e i suoi colleghi insegnanti si preparano per un nuovo anno di liceo in un quartiere difficile. Armati delle migliori intenzioni, si impegnano a non permettere che nulla li scoraggi e li impedisca di fornire la migliore istruzione possibile ai loro studenti. Le culture e gli atteggiamenti diversi presenti in classe spesso entrano in conflitto tra loro, mostrando un microcosmo della Francia contemporanea. Per quanto gli studenti adolescenti possano essere divertenti e fonte di ispirazione, il loro comportamento difficile può comunque mettere in pericolo l’entusiasmo di qualsiasi insegnante per questo lavoro mal pagato. François insiste nel tentativo di creare un’atmosfera di rispetto e ordine. Senza essere saccente o severo, la sua onestà disarmante coglie spesso di sorpresa gli allievi. Ma il suo atteggiamento in classe vacilla quando gli studenti iniziano a mettere in discussione i suoi metodi…

La legge del Signore

L’affascinante racconto (dal romanzo di Jessamyn West) delle vicende di una famiglia quacchera impegnata a mantenere la propria identità in mezzo alla confusione e alle sofferenze della guerra civile. Appassionate e riuscite le prove degli attori in questo bellissimo film. Musica di Dimitri Tiomkin. Anche se il suo nome non appare fra gli sceneggiatori, il film fu scritto anche da Michael Wilson, finito sulla lista nera; gli venne riconosciuto il credito postumo nel 1996. Sei nomination agli Oscar ma soprattutto la Palma d’Oro a Cannes per Wyler. Rifatto per la tv nel 1975 con Richard Kiley e Shirley Knight.

L’eternità e un giorno

L’ultima giornata, prima del ricovero ospedaliero, per lo scrittore Alexander: nelle sue peregrinazioni, reali e interiori, salva un piccolo lavavetri albanese dall’adozione coatta, ripensa alla moglie che ha trascurato per scrivere il poema della sua vita, incontra un poeta ottocentesco intento a comprare le parole che gli mancano e soprattutto stila un bilancio amaro della sua esistenza. Sceneggiato da Tonino Guerra col regista, il film è l’ennesika variazione sui temi cari ad Angelopulos, ma qualcosa nella messa in scena non funziona più come prima (soprattutto il binomio paesaggio/anima, ormai un po’ troppo meccanico) e il manierismo che da tempo minaccia  l’opera del regista greco questa volta ha la meglio sulla sincerità delle emozioni. Palma d’Oro a Cannes.