Jesus Christ Superstar

Tratto dalla rock opera di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber, che ripropone in chiave hippie alcuni episodi evangelici, dall’ingresso di Gesù Cristo in Gerusalemme, alla Crocefissione. Confezionato con indubbio mestiere, anche se ormai appare irrimediabilmente datato. All’epoca, forse non a torto, lasciarono comunque perplesse alcune scelte di casting (come il Giuda nero interpretato da Carl Anderson). È il secondo musical del regista Norman Jewison, che nel 1969 aveva diretto, con successo, una ispirata trasposizione cinematografica de
Il violinista sul tetto
. La canzone
I Don’t Know How To Love Him
è ormai un classico.
(andrea tagliacozzo)

Arrivano i russi, arrivano i russi

Un sommergibile russo si arena lungo la costa di una piccola isola americana. I marinai sovietici, scesi a terra in cerca di aiuto, si introducono nella casa di una famiglia del posto che, dopo una iniziale diffidenza, decide di dare loro una mano. Una intelligente commedia sulla distensione diretta con mano leggera da Nornan Jewison. Alan Arkin, al suo esordio sul grande schermo, si guadagnò una meritatissima nomination all’Oscar. Nell’87, Rick Rosenthal realizzerà uno scialbo rifacimento del film intitolato
Mamma ho acchiappato un russo
.
(andrea tagliacozzo)

… e giustizia per tutti

Un giovane avvocato di Baltimora, assai critico con il vigente sistema giudiziario, ha una reazione spropositata quando un suo cliente viene ingiustamente condannato dal corrotto giudice Fleming. La solida regia di Norman Jewson e le ottime prove degli attori – tra i quali un Jack Warden in grande forma – non riescono a mascherare gli alti e bassi dello script. L’istrionico Al Pacino, candidato all’Oscar (in seguito conquistato nel ’92 con
Scent of A Woman
), venne battuto sul filo di lana da Dustin Hoffman, premiato per
Kramer contro Kramer
. Sceneggiato da Valerie Curtin e Barry Levinson (futuro regista di
Rain Man
). Film d’esordio di Christine Lahti.
(andrea tagliacozzo)

Agnese di Dio

In un convento di Montreal, la madre Superiora (Anne Bancroft), irrompendo nella stanza della giovane Suor Agnese (Meg Tilly), scopre il cadavere di un neonato che la ragazza ha appena partorito e strangolato. La magistratura incarica una psichiatra (Jane Fonda) di far luce sulla misteriosa vicenda. Tratto da un lavoro di John Pielmeyer, un film un po’ discontinuo, diretto con mestiere ma senza troppa ispirazione da Norman Jewison. A tenere desto l’interesse ci pensano le tre ottime protagoniste – in particolare la Bancroft, candidata all’Oscar assieme a Meg Tilly, già rivelazione de
Il grande freddo.
(andrea tagliacozzo)

Cincinnati Kid

Avrebbe dovuto dirigerlo Sam Peckinpah, ma è – insieme a
La calda notte dell’ispettore Tibbs
e
Rollerball
– uno dei vertici della filmografia di Norman Jewison.
Cincinnati Kid
, scritto dal compianto Ring Lardner jr. (uno dei «dieci di Hollywood» invisi al maccartismo, autore anche del copione di
M.A.S.H.
), è un piccolo classico sul fruttuoso binomio tra cinema e tavolo verde. Il film, il cui impianto ricorda molto quello de
Lo spaccone
di Robert Rossen, svolge sul terreno impervio dei tavoli da poker l’eterna ossessione americana del gioco. Il ritratto ambientale è potente, la suspense di prim’ordine e le molte parentesi private efficaci. L’allegorico conflitto tra l’anziano gambler Edward G. Robinson e il giovane e arrogante Steve McQueen si conclude con il riconoscimento da parte di quest’ultimo del magistero della vecchia guardia. Celebre la battuta finale del vecchio giocatore, il quale ammonisce il più giovane ricordandogli che dovrà sempre accontentarsi di un secondo posto. Almeno finché il più esperto resterà in circolazione.
(anton giulio mancino)