Terrore dallo spazio profondo

Versione aggiornata de
L’invasione degli ultracorpi
, il capolavoro di fantascienza realizzato nel ’56 da Don Siegel. Accorgendosi che il marito si comporta in modo insolito, Elizabeth si rivolge all’amico Matthew, ispettore sanitario. I due scoprono che alcuni alieni stanno sostituendo gli abitanti della Terra con copie perfettamente somiglianti, ma prive di qualsiasi impulso emotivo. Un rifacimento intelligente, anche se inferiore all’originale (che usava meno effetti speciali e si concentrava di più sulla suspense e sull’atmosfera da guerra fredda che si respirava negli anni Cinquanta). Rifatto nuovamente nel ’93 da Abel Ferrara con il titolo
Ultracorpi
.
(andrea tagliacozzo)

Salto nel buio

Variazione quasi comica sul tema di Viaggio allucinante , celebre film di fantascienza del 1966. In un attrezzato laboratorio scientifico, il pilota Tuck Pendelton viene miniaturizzato assieme a una capsula spaziale per essere iniettato nel corpo di un coniglio. L’improvvisa irruzione degli scagnozzi di un bieco affarista interrompe l’esperimento. Dopo un rocambolesco inseguimento, uno degli scienziati inietta la capsula nei glutei di un timido commesso di un supermercato. Ricco di invenzioni visive e trovate comiche, il film non ha praticamente un attimo di sosta. Grande regia di Joe Dante, uno dei pochi (con Steven Spielberg, che produce il film) in grado di coniugare il divertimento e lo spettacolo con le proprie esigenze autoriali. Oscar per gli effetti speciali. (andrea tagliacozzo)

Buffalo Bill e gli indiani

L’idea di Altman è che Buffalo Bill fosse un imbroglione con manie di grandezza, e insiste su questo punto per due ore. Non privo di interesse, il film affronta il tema del rapporto tra realtà e leggenda in un prodotto ibrido falsato dai tagli del produttore Dino De Laurentiis che modificarono sotanzialmente il montaggio, ma si tratta diuno dei film più noiosi del regista. Orso d’oro a Berlino.

Piraña

Primo film diretto in proprio da Joe Dante (il precedente Hollywood Boulevard, del ’76, era stato realizzato assieme ad Allan Arkush). L’improvvisa sparizione di due giovani campeggiatori induce una investigatrice privata ad indagare nella sperduta zona di Acquarena. La donna scopre che l’esercito sta compiendo aberranti esperimenti su un allevamento di voraci pesci pirana. Scritto da John Sayles e prodotto dal geniale Roger Corman, il film è fondamentalmente una divertente parodia de Lo squalo , un tenue canovaccio da B-Movie di fantascienza anni Cinquanta che fornisce al regista la possibilità di poter giocare con gli stereotipi del genere. Nonostante il tono goliardico, non mancano, comunque, momenti di vera suspense. (andrea tagliacozzo)

Morte di un commesso viaggiatore

Il dramma sociale di Arthur Miller, vincitore del premio Pulitzer, su un uomo di mezza età in completa crisi interiore viene portato fedelmente sullo schermo con l’aggiunta di alcuni flashback teatrali. Nel ruolo del protagonista, March non riesce a spiegarsi i fallimenti nella propria vita privata e professionale; La Dunnock è la sua comprensiva moglie, McCarthy e Mitchell i figli disillusi. Superbo. La Dunnock, Mitchell e Smith riprendono i loro personaggi teatrali; McCarthy — al suo debutto cinematografico — ripropone la parte che ha recitato in teatro a Londra.

Invito all’inferno

Un Craven d’epoca, girato per la tv, che mostra i limiti di questo regista. Che si è sempre creduto un autore, magari capace di infilare nei suoi horror messaggi controculturali, alla pari di un Carpenter e di un Romero, ma con risultati – come in questo caso – modesti. In un sinistro country club aspirano a entrare i dirigenti di un’avveniristica società di ricerca. Lì vendono l’anima al diavolo, e ne escono zombizzati: il cane di casa, tipicamente, non li riconosce più. L’eroe capisce che qualcosa non va, ma moglie e figlioletti premono per far parte del club… Metafora stiracchiata, anche se nel 1984 obiettivi come la satira delle multinazionali e della fitness non erano così usurati. Vale la pena di aspettare il finale, involontariamente comico, in una specie di inferno a metà strada tra le scenografie surreali di Ercole al centro della terra e i paradossi spazio-temporali di 2001: Odissea nello spazio in versione dei poveri. (alberto pezzotta)

Ai confini della realtà

Dan Aykroyd e Albert Brooks offrono un divertente prologo ad alcuni racconti bizzarri (in effetti, tre riprese dalla serie tv di culto creata da Rod Serling), ma nessuno di questi rende lo spettacolo indimenticabile… e per dirla tutta, nessuno migliora l’originale. Il migliore è quello finale, remake di Nightmare at 20,000 Feet, con Lithgow passeggero aereo terrorizzato, anche se pure questo è più esplicito (e quindi meno intrigante) della versione anni Sessanta.