Silverado

I fratelli Emmet e Jake, accompagnati dal nero Mal e dall’avventuriero Paden, devono raggiungere Silverado, sperduto villaggio del West, per salutare la famiglia e poi partire per la California. Al loro arrivo li aspetta una brutta sorpresa: i quattro devono prendere le armi per difendere il paese da un proprietario terriero senza scrupoli. Splendida rivisitazione, spesso in chiave ironica e cinefila, del genere western, con un occhio di riguardo ai ritmi (estremamente veloci) e ai gusti del pubblico più giovane (il punto di riferimento potrebbe essere addirittura la serie
Guerre Stellari
, di cui Kasdan aveva sceneggiato il secondo episodio,
L’impero colpisce ancora
). Ottimi tutti gli interpreti. Una spanna sopra agli altri Kevin Costner, formidabile nel ruolo del giovane pistolero irresponsabile e rompicollo.
(andrea tagliacozzo)

De-Lovely

In una scena di De-Lovely, musical bio-romanzato del compositore americano Cole Porter, sua moglie, dopo l’ennesimo sgarro alla loro complicità sponsale, decide di lasciarlo, e più o meno dice: «Sopportare tutto questo, soltanto per un pugno di canzoni. Troppo poco». Ma quel pugno in realtà è costituito dalle più belle canzoni che mai siano state scritte nel secolo scorso, superiori a mio avviso a quelle di Gershwin e di Berlin, di una raffinatezza compositiva, sia di musica che di testo, che rivela una conoscenza tecnica raffinatissima.
Infatti, Cole Porter, a Parigi, dopo la prima guerra mondiale, aveva studiato sotto Vincent D’Indy. Tutto questo il film non lo dice, del suo arruolamento nella legione straniera, della sua partecipazione alle vicende belliche e non di un’Europa, dove accorrevano tanti suoi poi famosi connazionali, Hemingway, Dos Passos, la Stein, Fitzgerald e via di seguito.
Il film taglia tutta la giovinezza di Porter e si concentra soprattutto sul suo legame affettivo e coniugale, assai particolare data l’incapacità del musicista di «tenere a freno» il suo cotè omosessuale, che lo porterà negli anni del successo anche hollywoodiano a cadere in mano a ricattatori: siamo negli anni Trenta e il Gay Liberation Front è ancora lontano. In fondo la moglie, interpretata da una splendida Ashley Judd, era da sempre al corrente delle sue predilezioni e non chiedeva che rispetto, discrezione e amore. Amore che Cole Porter comunque nutrì per lei tutta la vita. Infatti dopo a una disastrosa caduta di cavallo, in seguito alla quale perderà una gamba, tornarono insieme fino alla morte di lei.
Il film è costruito con una serie di flash-back, attraverso i quali si ripercorrono momenti della vita del compositore, la vita come palcoscenico; e sulla scena a lui vecchio e sciancato appaiono amici amanti e compagni, e la moglie naturalmente, inclusa la divertente citazione dell’altra pellicola dedicata alla sua vita: con lui vivo, infatti, fu girato nel 1946 Night And Day di Michael Curtiz, con Cary Grant nel ruolo di Porter, naturalmente rigorosamente eterosessuale. De-Lovely – che curiosamente azzera ogni riferimento storico, ambientato com’è in un generico Novecento e dimenticando che Porter ha passato due guerre ed è morto nel ’64 – alterna sequenze esistenziali a numeri musicali, con brani dei suoi musical più noti e le canzoni suoi più celebri, spesso affidate a star come Robby Williams e sono, inutile dirlo, il fascino essenziale di questo film oltre alla recitazione di Kevin Klein, perfetto nel rendere le ambiguità sentimentali del personaggio.
Per il resto, il film è stilisticamente, o meglio strutturalmente, vecchio, sembra girato negli anni Ottanta, sotto l’influsso di Bob Fosse, e capisco come sia stato bistrattato dalla critica. Ma per chi ama il genere, nonostante tutto, sono due ore abbondanti di grande godimento. (piero gelli)

Certamente, forse

Will è un papà poco più che trentenne alle prese con il divorzio: viene preso alla sprovvista quando sua figlia Maya comincia a fargli domande sulla sua vita prima del matrimonio. Maya vuole sapere assolutamente tutti i particolari di come i suoi genitori si sono conosciuti e innamorati. La storia di Will inizia nel 1992 quando era un giovane aspirante politico dagli occhi splendenti e pieni di speranza trasferitosi a New York dal Wisconsin per lavorare alla campagna presidenziale. Per Maya, Will fa rivivere il suo passato da giovane idealista che impara dettagli e retroscena della politica di una grande città e racconta la storia delle sue relazioni sentimentali con tre donne molto diverse tra loro.

Bolle di sapone

Un produttore televisivo è soggiogato da un’attricetta fatalona che lo vuole convincere a far fuori la vecchia protagonista di una soap-opera.

Tra gelosie, invidie, scemenze e assurdità, un ritratto pungente e tutt’altro che stupido del mondo della finzione televisiva. A un certo punto gli intrecci della vita «reale» (figlie nascoste, vecchie amanti segrete, nodi di passioni) superano quelli immaginari. Ben scritto e ben recitato, dal ritmo sostenuto, è un film che – pur non aggiungendo molto di nuovo rispetto alle vecchie pellicole su Hollywood – possiede una sua gradevolezza che ne fa il degno figlio di una grande tradizione brillante. L’autoironica Sally Field, Kevin Kline o Whoopi Goldberg non hanno nulla da invidiare ai comedians del passato. Anche se, come tutti i film sulla volgarità dei media, anche
Bolle di sapone
finisce per essere un po’ troppo autoreferenziale.
(emiliano morreale)

Charlot (Chaplin)

Riverente e amorevole biografia di Charlie Chaplin: dalla squallida infanzia a Londra ai primi passi da regista con Mack Sennett, alla fama e al successo internazionale e agli scandali. Downey è incredibilmente bravo nei panni del protagonista; il film inizia alla grande, ma scende di livello verso la metà e cerca di mettere troppa carne al fuoco. Geraldine Chaplin interpreta la propria nonna, la nevrotica e dispotica madre di Charlie.

Un pesce di nome Wanda

A Londra, una banda di ladri, formata da due americani, Otto e Wanda, e due inglesi, George e Ken, effettua un audace colpo ai danni di una gioielleria. George, denunciato da Otto, viene arrestato dalla polizia. Wanda circuisce l’avvocato di George per scoprire dove quest’ultimo ha nascosto la refurtiva. Una scatenata commedia, praticamente perfetta nei suoi meccanismi, esilarante soprattutto nella contrapposizione tra inglesi e americani. John Cleese – protagonista e coautore della brillante sceneggiatura – è un ex membro dei Monty Python, così come Michael Palin. Kevin Kline, davvero strepitoso nel ruolo dell’americano Otto, vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Grido di libertà

Film commovente e travolgente che descrive la figura dell’attivista sudafricano Steve Biko (ben interpretato da Washington) e della sua amicizia con il (battagliero) redattore di quotidiano Donald Woods (Kline). Purtroppo la seconda parte del film, se non si conta il personaggio di Biko, perde slancio: si sofferma per troppo tempo, infatti, sulla fuga dal Sudafrica messa in atto da Kline e famiglia ma, ingegnosamente, vengono inseriti i flashback di Biko che fanno riprendere filo e ritmo alla narrazione. Sceneggiatura di John Briley. Esiste una versione allungata di 23 minuti, realizzata per permettere alla televisione di dividere il film in due parti.