Sfida all’O.K. Corral

Seconda versione (dopo quella di John Ford in
Sfida infernale
) della celebre sfida avvenuta a Dodge City tra la famiglia Clanton e Wyatt Earp. Al fianco di quest’ultimo combatte anche l’amico Doc Holliday, al quale molto tempo prima Wyatt aveva salvato la vita. Ottima la scelta degli attori: Lancaster nei panni di Earp, Douglas in quelli più sofferti di Doc Holliday. Dieci anni più tardi, John Sturges tornerà ad ispirarsi al leggendario episodio per
L’ora delle pistole
.
(andrea tagliacozzo)

Spartacus

Lo schiavo Spartaco, spedito alla scuola dei gladiatori, si dimostra uno di migliori elementi. In seguito, l’uomo si pone alla testa degli schiavi che, ribellatisi ai romani, si organizzano in un esercito e tentano di raggiungere la libertà. Kubrick, che aveva lavorato con Douglas in
Orizzonti di gloria
, sostituì il regista Antony Mann a riprese già iniziate. E lo fece nel migliore dei modi. Non è il suo film migliore, ma dal punto di vista stilistico è nettamente superiore ai kolossal dell’epoca. Sceneggiatura «politica» (tra le righe e non) scritta da Dalton Trumbo, che tornò a poter usare la sua firma dopo essere stato per lungo tempo sulla lista nera del Senatore McCarthy (quello della «Caccia alle streghe» anticomunista).
(andrea tagliacozzo)

Marlowe, il poliziotto privato

Una donna scomparsa e l’omicidio di un uomo ricattato sono le due piste, assai confuse, su cui si muove l’indagine di Philip Marlowe. Certo, Bogart è Bogart, ma forse il Marlowe più Marlowe di tutti è il tardo, quasi bovino Mitchum di due film crepuscolari degli anni Settanta, questo e il modesto
The Big Sleep
di Michael Winner. Richards, regista revisionista di quegli anni (il suo miglior lavoro era il bel western
Fango, sudore e polvere da sparo
), non era granché, ma qui azzecca proprio il momento magico di Mitchum, appena uscito da una delle sue più belle interpretazioni di loser (ne
Gli amici di Eddie Coyle
). La storia viene dal romanzo «Addio mia amata», già adattato un paio di volte per lo schermo, ed è tra le più contorte e belle di Chandler. Il film la mette in scena come un’elegia che, a poco a poco, diviene asfissiante come un incubo.
(emiliano morreale)