I racconti di Canterbury

I racconti di Geoffrey Chaucer portati sullo schermo da Pasolini con il suo inconfondibile stile. Otto pellegrini si mettono in cammino per Canterbury dove intendono rendere omaggio alla tomba di san Thomas Beckett. Durante il viaggio, ognuno dei componenti della comitiva racconta a turno una storia. Non si tratta di uno dei migliori lavori del regista, che ripete stancamente gli stilemi dei film precedenti (
Il Decameron
in particolare), anche se non mancano momenti interessanti. Orso d’Oro a Berlino.
(andrea tagliacozzo)

Fate la rivoluzione senza di noi

Eccentrica commedia su due coppie di gemelli che prima vengono scambiati e poi si incontrano alla vigilia della Rivoluzione francese. Ignorato nel 1970, adesso ha un meritato seguito di cultori; il cast — soprattutto Wilder — è spassoso.

L’abominevole dottor Phibes

Dato per defunto in un incidente stradale, che invece lo ha solo orribilmente sfigurato, Anton Phibes vuole vendicarsi della morte dell’adorata moglie, uccisa anni prima dall’imperizia di un’équipe di chirurghi. L’uomo inizia ad eliminare tutti i medici uno ad uno ispirandosi alle dieci piaghe d’Egitto. Un horror notevole, per tensione e inventiva, letteralmente dominato dall’istrionica interpretazione di Vincent Price. Il personaggio di Phibes tornò l’anno seguente in
Frustrazione,
seguito di questa pellicola.
(andrea tagliacozzo)

Ben-Hur

Ben Hur, principe ebreo, viene tradito dal suo amico d’infanzia Messala, un tribuno romano, e condannato al remo sulle galere. Ma il principe, salvando la vita a un console, riesce a riacquistare la libertà e a tornare a Gerusalemme. Un vero e proprio kolossal hollywoodiano, con i pregi e i difetti del caso. Vincitore di ben 11 Oscar, il film è comunque ben lontano dall’essere un capolavoro e si ricorda soprattutto per la spettacolare corsa delle bighe (diretta peraltro non da Wyler, ma dal regista della seconda unità, Andrew Marton). La stessa storia era già stata portata sullo schermo nel 1907 da Sidney Alcott e nel 1926 da Fred Niblo. (andrea tagliacozzo)

Che?

Una ragazza ingenua e spaurita sfugge a due bruti e si rifugia in un castello che è una sorta di simpatica sentina di perversioni. Dopo il cupissimo
Macbeth
, un Polanski giocoso e piuttosto solare nell’indagine delle follie umane (forse l’unico film gioioso del polacco oltre a
Pirati
). La claustrofilia polanskiana diventa qui onirica e carrolliana, ispirandosi apertamente ad
Alice nel paese delle meraviglie
. Improvvisato nella villa di Carlo Ponti a Capri,
Che?
è squinternato e liberissimo, percorso da cameo folli. C’è di tutto, da un ululante Mastroianni ad Alvaro Vitali fino al
Chiaro di luna
di Beethoven… E poi un eros poco cattolico – anzi paganissimo e mediterraneo – e molto perverso, sadomaso senza sensi di colpa, da folletto.
(emiliano morreale)

Il masnadiero

Debutto del celebre regista Peter Brook, che si cimenta con la trasposizione di un’opera teatrale di John Gray. Il co-produttore e protagonista del film Laurence Oliver non sembra adatto al ruolo, ma è comunque bravo nell’interpretare un carcerato che per evadere mentalmente dalla sua prigionia si dedica alla musica.