Anche gli angeli mangiano fagioli

A New York, nel periodo della grande crisi economica, un campione di catch e l’inserviente di una palestra diventano gli scagnozzi di un temuto boss italoamericano. Incaricati di riscuotere le tangenti dai poveri negozianti di Little-Italy, i due, che sono dei bravi ragazzi, invece d’incassare il denaro finiscono per aiutarli di tasca propria. Parodia, a suon di cazzotti, dei vecchi gangster-movie americani in un film modesto ma divertente, di onesto intrattenimento. (andrea tagliacozzo)

I lunghi giorni della vendetta

Un giovane, che sta scontando una pena per un delitto che non ha commesso, evade di prigione con l’intenzione di scoprire chi è stato ad incastrarlo. La notizia della sua fuga mette in allarme diverse persone: tra queste, Cob, un tiranno locale, e lo sceriffo, suo tirapiedi. Discreto western all’italiana sceneggiato da Augusto Caminito e Fernando di Leo, diretto sotto pseudonimo e con buona eleganza formale da Florestano Vancini.
(andrea tagliacozzo)

Il Gattopardo

Dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, forse il più celebre dei film di Luchino Visconti. Nel 1860, mentre anche in Sicilia spirano venti di rinnovamento sociale e politico, il principe di Salina vede mestamente crollare il suo vecchio mondo. Un lavoro imponente, estremamente raffinato, girato con un uso quasi pittorico dello schermo panoramico (inquadrature molto ampie, anche quando la sintassi cinematografica potrebbe imporre un primo piano). Indimenticabile la lunga sequenza del ballo che venne realizzato in ben 36 giorni di riprese. Vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes ex aequo con Seppuku di Masaki Kobayashi. (andrea tagliacozzo)

Il prefetto di ferro

Tratto dall’omonimo libro di Arrigo Petacco, il film s’ispira alla vera storia di Cesari Mori che nel 1925 fu nominato dal governo fascista prefetto di Palermo con pieni poteri. Uomo integerrimo, dai metodi bruschi ma efficaci, il magistrato indaga a fondo nella mafia siciliana, scoprendo connivenze con il regime che lo rendono inviso ai superiori. Squitieri adotta con discreta efficacia gli stilemi del western americano al film «di mafia» nostrano.
(andrea tagliacozzo)

Venezia, la luna e tu

A Venezia, il gondoliere Bepi, legatissimo alla bella Nina, non riesce a resistere al fascino delle giovani turiste. Nina, gelosa, minaccia di rompere il fidanzamento e di sposarsi con Toni. Ma Bepi sa come riconquistare la ragazza. Curioso l’impiego dei romani Alberto Sordi e Nino Manfredi in ruoli da veneziani. Sono proprio i due attori, comunque, ad assicurare divertimento al film, felice nel ritmo ma un po’ meno nella sceneggiatura.
(andrea tagliacozzo)

Il bianco, il giallo e il nero

Torna l’insolito tema del samurai nel Far West, già visto in
Sole rosso
di Terence Young nel ’72. L’imperatore del Giappone dona alla comunità nipponica in America un cavallo sacro che alcuni bianchi, travestiti da indiani, rapiscono con lo scopo di provocare una guerra tra i giapponesi e i pellirossa. Un aspirante samurai, aiutato da due simpatici lestofanti, si mette sulle tracce dei rapitori. A tratti divertente, anche per merito degli interpreti.
(andrea tagliacozzo)

Una pistola per Ringo

Nel Texas, una banda di rapinatori, dopo aver effettuato un colpo, si rifugia in una fattoria di coloni. Per stanarli, le forze dell’ordine propongono all’avventuriero Ringo di infiltrarsi tra i criminali. Il pistolero, allettato da una forte somma, accetta. Uno dei primi western-spaghetti, divertente e movimentato, anche se inevitabilmente inferiore al quasi contemporaneo
Per un pugno di dollari
di Sergio Leone che Duccio Tessari aveva contribuito a sceneggiare. Il protagonista Montgomery Wood altri non è che Giuliano Gemma. Da notare che il film incassò la cifra record di due miliardi che convinse i produttori a realizzarne un seguito intitolato
Il ritorno di Ringo
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(andrea tagliacozzo)