Hamlet

L’immortale opera del Bardo, nell’interpretazione filologicamente corretta di Branagh, vive di alti e bassi. L’aggiornamento della vicenda alla seconda metà del XIX secolo smorza “a prescindere” eventuali critiche a un cast modaiolo. Jacobi (Claudio), la Christie (Gertrude) e la Winslet (Ofelia) ne escono a testa alta, benché Branagh caratterizzi la messa in scena con lo stesso approccio sopra le righe tipico di tanti suoi film. Molto discontinue anche le comparsate delle “guest star”. Splendidamente fotografato in 70mm da Alex Thomson. Panavision Super 70. Quattro nomination agli Oscar.

Troppo bella per te!

Bernard, agiato venditore di automobili, è l’invidiatissimo marito della bellissima Florence che lo ha reso padre di due figli. Quasi inspiegabilmente, Bernard s’innamora della scialba e poco attraente Colette, sua nuova dattilografa. Curioso e divertente lo spunto, anche se il film perde decisamente colpi nella seconda parte, a dispetto dalla buona prova degli interpreti. Blier aveva già diretto Depardieu in Preparate i fazzoletti, una commedia surreale del 1977. (andrea tagliacozzo)

Una donna molto speciale

Ottimo banco di prova per la Rowlands nei panni di una vedova, i cui figli sono già grandi, che corre in soccorso di una giovane e stramba vicina di casa e del figlio di cui si prende cura; presto i due sviluppano un forte legame basato sul reciproco bisogno che hanno l’uno dell’altra. Piacevole film alla cui scrittura ha partecipato il regista Nick Cassavetes (figlio di Gena Rowlands e John Cassavetes). Depardieu (anche co-produttore), recita l’unica parte a lui assicurata.

Ciao maschio

A New York, il giovane Lafayette decide di adottare uno scimpanzé come se fosse suo figlio. Quando Angelica, la ragazza con la quale convive, rimane incinta, Lafayette sente di non poter sopportare la responsabilità di diventare padre. Metafora sulla decadenza del maschio moderno (come suggerisce fin troppo chiaramente il titolo) realizzata, come spesso capita al regista, con toni estremamente pesanti. Ferreri firma la sceneggiatura assieme a Gérard Brach (assiduo collaboratore di Roman Polanski) e a Rafael Azcona.
(andrea tagliacozzo)

Nathalie…

Le crisi coniugali al tempo della telefonia cellulare non possono che scoppiare a causa di un messaggio inequivocabile trovato sulla segreteria telefonica. Così deflagra la crisi lungamente incubata tra la coppia borghese formata da Catherine
(Fanny Ardant)
e Bernard
(Gérard Depardieu).
Nel piatto
ménage
interviene – per volontà di Catherine, ferita ma ancora innamorata del marito – Marlene/Nathalie
(Emmanuelle Béart),
affascinante
entreneuse
in un locale situato nei pressi dello studio dove Catherine esercita la professione di ginecologa. Marlene/Nathalie è incaricata di «abbordare» Bernard senza rivelargli né la sua professione, né – tanto meno – chi paghi le sue prestazioni. Al termine di ogni incontro la prostituta dovrà riferire dettagliatamente a Catherine…

All’inizio sembra una banale storia di corna, sia pure impacchettata nell’umido grigiore di una Parigi autunnale che Anne Fontaine ci mostra, con sapiente raffinatezza, quasi solo attraverso i suoi interni borghesi, decisamente
retrò.
Poi entra in scena Béart, sguardo da cerbiatta in corpo da
putain
e il film si rivela per ciò che è: un appagante coro recitativo di tre grandi attori del cinema d’Oltralpe. Non basta tuttavia per far guadagnare punti al film, che si mantiene su un registro di qualità medio-alta, senza però neppure raschiare il tetto del sublime. E quel finale a sorpresa (ma non troppo) inferisce un colpo basso alla già vacillante virilità dell’Uomo (e pure dell’uomo Depardieu). Distribuisce l’Istituto Luce.

Guarda alcune

immagini
tratte da
Nathalie…

(enzo fragassi)

Jean Florette

Il film è ambientato negli anni Venti. Jean De Florette si stabilisce assieme alla famiglia su una proprietà, ereditata alla morte di un parente, che il suo vicino, Papet, vorrebbe fare sua. Per sabotare le iniziative agricole del nuovo arrivato, Papet ottura una preziosa sorgente d’acqua. Buon adattamento de
L’acqua delle colline
di Marcel Pagnol (diviso in due parti: la seconda s’intitola
Manon
delle sorgenti), interpretato con grande classe da Montand e, soprattutto, da un memorabile Gérard Depardieu. Eccellente anche il cast di contorno.
(andrea tagliacozzo)