Tre vite e una sola morte

Al clan dei ruiziani di provata fede, non immuni da quel pizzico di compiacimento che si prova a far parte delle carbonerie, non parve vero di poter finalmente assistere a un film del proprio idolo nientemeno che in una…ordinaria sala cinematografica, lontani per una volta dall’atmosfera vagamente blasé di festival e rassegne. Tutto ciò accadeva nel ’96 e quasi esclusivamente per merito della presenza del Marcello nazionale, qui impegnato in una delle sue ultime apparizioni. Da allora il «miracolo» si è ripetuto a cadenze regolari, con
Genealogia di un crimine
e il parziale infortunio di
Autopsia di un sogno
, fino al temerario adattamento proustiano de
Il tempo ritrovato
passato sugli schermi non più di qualche mese fa. Certo le folle non sono state oceaniche, ma se non altro qualche spettatore in più ha potuto sperimentare direttamente il vorticare di ombre, fantasmi, sdoppiamenti e striplamenti (?) di personalità, paradossi spazio-temporali, decessi e relative resurrezioni che anima le invenzioni di questo cineasta vagabondo e senza bandiere, prolifico ai limiti dell’incontinenza e nemico dichiarato di ogni continuità logico-razionale. Ironia e scetticismo come antidoto alla dolorosa incomprensibilità del mondo: c’è chi si ostina a scambiare i film di Ruiz per sfiziose elucubrazioni intellettuali; lui però non desiste e seguita a investigare, a modo suo, i meandri dell’inconscio, magari con mano meno felice di un tempo ma sempre mille miglia lontano dall’imperante banalità che opprime le nostre visioni.
(marco borroni)

Tacchi a spillo

Victoria Abril, Marisa Paredes, Miguel Bosé, Féodor Atkine, Bibi Andersen, RocÕo MuŒoz. Tipica e mediocre farsa alla Almod&Aelig;var sui conflitti e i grovigli interpersonali fra un’attrice celebre ed egocentrica (Paredes) e sua figlia, una giornalista tv (Abril). La prima parte ricorda l’Almodovar d’annata, poi la faccenda si fa seria (forse più del necessario). Il regista non lesina gli abituali tocchi sopra le righe — vedere, per credere, la prigione femminile — e le stilettate al mondo delle celebrità. Il protagonista maschile è Miguel Bosé (figlio dell’attrice italiana Lucia Bosé e del torero spagnolo Luis Miguel Dominguin, nonché popstar anni Ottanta in Italia e Spagna).

Hipnos

Una giovane psichiatra, la bella Beatriz Vargas (Cristina Brondo), accetta un impiego presso una casa di cura tanto prestigiosa quanto inquietante: si tratta di un luogo isolato, un mondo a parte in cui vivono, a stretto contatto, psicotici e dottori. Fra i pazienti c’è anche una bambina, ormai da diversi anni muta e praticamente autistica: i suoi disturbi psichici sono originati dall’aver assistito in tenera età al brutale assassinio della madre. Beatriz stabilisce fin dal primo incontro un contatto con la piccola, che sembra avere qualcosa da comunicarle. Purtroppo la speranza che grazie all’intervento della giovane psichiatra la bambina possa guarire svanisce subito, quando quest’ultima viene trovata morta in una piscina, apparentemente suicida…
Uno strano film, un thriller-horror di produzione spagnola, di grande successo in patria e senza nulla da invidiare alle produzioni hollywoodiane e orientali. Un’opera solida e ben costruita, che riesce a tenere alta la tensione dello spettatore, aumentando la suspence sino all’immancabile climax finale. Le uniche due categorie di personaggi che compaiono nel film, psichiatri e malati di mente, sono i protagonisti di uno psicodramma collettivo in cui ogni gesto è legato a un altro, in cui ogni azione ha un senso – anche se spesso non sembra – ed è destinata a provocare conseguenze dai risvolti altamente drammatici. 
Gli attori sono esperti e credibili, soprattutto Feodor Atkin, già in Tacchi a Spillo di Almodovar nei panni del terribile dottor Sanchéz Blanch. Bella conferma anche per l’ attrice che interpreta Beatriz, la ventisettenne Cristina Brondo, già ospite dell’ Appartamento Spagnolo e presto fra i protagonisti del film per la tv di Dario Argento Ti Piace Hitchcock?
Per questa sua opera seconda (la prima, da dimenticare il più in fretta possibile, era la pessima trasposizione della bellissima storia a fumetti di Hugo Pratt Corto Maltese: La Ballata Del Mare Salato ) il regista David Carreras ha scelto ambienti freddi e colori acidi, già visti e apprezzati per esempio nel valido The Machinist – L’Uomo Senza Sonno .
L’unico punto debole di Hipnos è la poca originalità: chi ha visto il succitato Machinist , o il meno recente Identità, difficilmente verrà sorpreso dal finale… anzi, probabilmente l’avrà già intuito ancor prima dell’intervallo. Detto questo, il film resta gradevole e divertente; e a volte fa anche un po’ paura, il che non guast Piacerà molto, pur senza essere un capolavoro, soprattutto al pubblico più giovane. (michele serra)