Le ragazze di Piazza di Spagna

Un professore racconta le storie di tre ragazze: una rinuncia a sogni impossibili, un’altra giunge a meditare il suicidio ma poi ci ripensa, e un’altra ancora (bassissima) cerca uomini altissimi. 

Neorealismo rosa allo stato puro, con tutta la grazia appena un po’ leziosa e tutta la svagatezza di Luciano Emmer, un piccolo maestro di rara eleganza. Piccola borghesia cittadina, personaggi femminili minimi osservati finemente, malinconia quasi crepuscolare. E poi c’è la bellezza – oggi quasi commovente – delle italiane degli anni Cinquanta: Lucia Bosè, Cosetta Greco, Liliana Bonfatti, con un giovanissimo Mastroianni di contorno.

Artigianato d’altri tempi, con una qualità della messinscena oggi impensabile. Alla sceneggiatura impeccabile partecipa Sergio Amidei, il narratore è Giorgio Bassani, e c’è anche una comparsata di Eduardo De Filippo. All’epoca sembrava «disimpegno», oggi l’ingenuità stessa del film è un documento storico. Non è ancora commedia all’italiana: è qualcosa di meno (nell’analisi sociale) e di più (nell’assenza di cinismo, nel candore).
(emiliano morreale)

A che servono questi quattrini?

Storia di sapore pirandelliano, da una commedia di Armando Curcio. Un anziano marchese (Eduardo), ridotto ormai in miseria, coltiva un piccolo seguito di discepoli ai quali insegna che il lavoro e il denaro sono inutili. Per dimostrare la sua teoria convince uno suo adepto (Peppino) a spacciarsi per erede di una grossa fortuna. Ottima l’interpretazione dei due De Filippo, anche se la versione cinematografica non regge il confronto con il testo teatrale. (andrea tagliacozzo)

Non ti pago!

Riduzione per lo schermo di una fortunata commedia di Eduardo De Filippo. Don Ferdinando, gestore di un banco del lotto, non vuole liquidare la somma vinta da Procopio, suo dipendente, perché questi ha avuto i numeri in sogno dal defunto padre del principale. Le cose si aggiustano quando l’impiegato e la figlia di Don Ferdinando decidono di sposarsi. La versione cinematografica non riesce a rendere giustizia né al testo originale di Eduardo né alla bravura dei tre fratelli. (andrea tagliacozzo)

Casanova farebbe così!

Dall’omonima commedia di Peppino De Filippo e Armando Curcio. Don Agostino, che si vanta in paese di essere un irresistibile seduttore, scommette con gli amici che riuscirà a passare una notte in casa di Maria Grazia, la moglie di Don Ferdinando. In assenza di quest’ultimo, Don Agostino si fa ospitare da Maria Grazia con la scusa d’essere inseguito dai carabinieri. Film poco riuscito, nonostante gli sforzi dei due protagonisti. Nello stesso anno, Bragaglia aveva diretto i De Filippo in Non ti pago! (andrea tagliacozzo)

Napoli milionaria

Al termine del secondo conflitto mondiale, un tranviere torna a casa, a Napoli, dopo un lungo periodo di prigionia in Germania. Ritrova i familiari profondamente cambiati: la moglie ha fatto fortuna con la borsa nera, il figlio traffica con auto rubate e la figlia, diventata una poco di buono, concede le sue grazie ai soldati alleati. Probabilmente la migliore delle regie cinematografiche di Eduardo, che adatta la sua omonima commedia, non priva di momenti umoristici, con una vena di struggente malinconia. Totò, relegato in un ruolo di secondo piano, riesce comunque a rubare la scena ai protagonisti.
(andrea tagliacozzo)

Campane a martello

Agostina, una cameriera costretta dagli eventi a diventare prostituta, manda i suoi risparmi al parroco del paese natio. Quando torna per riprendersi il denaro, la ragazza scopre che il nuovo sacerdote ha usato la somma per costruire un orfanotrofio. Un miscuglio non troppo riuscito di dramma e commedia. La Lollobrigida tornerà agli ordini di Luigi Zampa in
Cuori senza frontiere
, realizzato un anno più tardi.
(andrea tagliacozzo)

I sette peccati capitali

Potpourri a episodi che illustra i sette maggiori vizi, con l’aggiunta di un ottavo “ignoto”. I migliori del gruppo sono “Gola”, in cui un pezzo di formaggio si mette in mezzo fra un uomo e le braccia vogliose di una donna, e “Invidia”, in cui una donna è gelosa della gatta del marito. Esiste anche una versione doppiata in inglese di 83 minuti.