Tre vite e una sola morte

Al clan dei ruiziani di provata fede, non immuni da quel pizzico di compiacimento che si prova a far parte delle carbonerie, non parve vero di poter finalmente assistere a un film del proprio idolo nientemeno che in una…ordinaria sala cinematografica, lontani per una volta dall’atmosfera vagamente blasé di festival e rassegne. Tutto ciò accadeva nel ’96 e quasi esclusivamente per merito della presenza del Marcello nazionale, qui impegnato in una delle sue ultime apparizioni. Da allora il «miracolo» si è ripetuto a cadenze regolari, con
Genealogia di un crimine
e il parziale infortunio di
Autopsia di un sogno
, fino al temerario adattamento proustiano de
Il tempo ritrovato
passato sugli schermi non più di qualche mese fa. Certo le folle non sono state oceaniche, ma se non altro qualche spettatore in più ha potuto sperimentare direttamente il vorticare di ombre, fantasmi, sdoppiamenti e striplamenti (?) di personalità, paradossi spazio-temporali, decessi e relative resurrezioni che anima le invenzioni di questo cineasta vagabondo e senza bandiere, prolifico ai limiti dell’incontinenza e nemico dichiarato di ogni continuità logico-razionale. Ironia e scetticismo come antidoto alla dolorosa incomprensibilità del mondo: c’è chi si ostina a scambiare i film di Ruiz per sfiziose elucubrazioni intellettuali; lui però non desiste e seguita a investigare, a modo suo, i meandri dell’inconscio, magari con mano meno felice di un tempo ma sempre mille miglia lontano dall’imperante banalità che opprime le nostre visioni.
(marco borroni)

Ecstasy Generation

Uno di quei film migliori del titolo italiano. Uno di quei film odiati dalla maggior parte dei critici. Araki, dopo la militanza gay e le provocazioni di Doom Generation , e prima del ripiegamento di Splendidi amori , trova l’equilibrio tra la rabbia, la commedia folle e l’incubo pop dai colori caramella. In un universo popolato da star di telefilm in ruoli suicidi (Kathleen Robertson di Beverly Hills, 90210 è una lesbica sadica, Jason Simmons di Baywatch è uno stupratore con la faccia da bravo ragazzo), il tenero James Duval è in cerca d’amore. Ma la sua ragazza (Rachel True) non vuole rapporti impegnativi, e il biondo Montgomery (Nathan Bexton) viene rapito da una creatura aliena. Con il meccanismo di una sit-com impazzita, Araki descrive un mondo allo sfascio, mescolando il compiacimento a un sarcasmo disperato. E toglie allo spettatore ogni certezza, lasciandolo con una nostalgia struggente. (alberto pezzotta)

Le parole di mio padre

Zeno si inserisce nella famiglia di Giovanni Malfenti, con cui ha iniziato a lavorare. Non ha ancora superato il trauma della morte di suo padre ma trova un posto in cui, nonostante i conflitti, non esiste la solitudine. Zeno si innamora della primogenita Ada, che prima lo ricambia ma poi non ne vuole più sapere. Viene quindi sedotto dalla secondogenita, Alberta. Zeno si lascia coinvolgere dalla loro rivalità ma quando Alberta tenta il suicidio, si allontana dalla famiglia Malfenti. Passa un anno e Giovanni lo invita alla festa di compleanno di Augusta, la terza figlia. Zeno viene rifiutato da Ada e cerca il consenso di Alberta, ma invano. Sarà invece Augusta a dichiarargli il suo amore. Zeno contraccambia, gli resta però una domanda: ma è amore? Francesca Comencini ha avuto il coraggio di aprire alle immagini il romanzo di Italo Svevo, La coscienza di Zeno . Non tutta la storia, si è concentrata su due capitoli del libro, in una libera interpretazione che porta a Roma, e non a Trieste, il male di vivere di Zeno Cosini. La regista romana ha confermato, riattualizzandola, la modernità di uno dei capolavori della letteratura europea. (fabio bonvini)