Quel che resta del giorno

Un film frigido del frigidissimo Ivory, ma uno dei meno fastidiosi, uno di quelli in cui l’analisi di una classe riesce a soverchiare il fascino dei drappeggi e delle cerimonie. Da un romanzo di Kazuo Ishiguro, la storia del maggiordomo di un politico inglese attraverso i decenni. La riuscita dell’operazione (che comunque non è davvero all’altezza di un Pinter-Losey) sta nell’aderenza tra lo stile ingessato del regista e quello ancor più ingessato del personaggio. Ma, soprattutto, in quella che rimane tra le più belle interpretazioni di Anthony Hopkins, tutta minimi lampi inquieti sotto una superficie quasi metallica. Certo, il film è molto monotono nella sua unica scelta di regia, è cupo e opprimente, ma la tensione e il disagio che trasmette sono avvertibili. Anche se – magari – il cinema è un’altra cosa. Ben otto, comunque, le nomination da parte dell’Academy. (emiliano morreale)

Viaggio in Inghilterra

L’avvincente storia dello scrittore C.S. Lewis (Il leone, la strega e l’armadio. Le cronache di Narnia) la cui comoda anche se rigida vita da professore a Oxford negli anni Cinquanta è sconvolta dall’incontro con una schietta poetessa americana, Joy Gresham. Intelligente e commovente, con Hopkins in grandissima forma e altrettanto la Winger; molto bravi anche gli attori di supporto. Girato a Oxford. Adattato da William Nicholson dalla sua sceneggiatura televisiva del 1985 (Shadowlands) e dalla successiva opera teatrale.

Dracula di Bram Stoker

Uno dei migliori lavori recenti di Coppola, regista che da una ventina d’anni è in crisi economica e soprattutto creativa. Ormai divenuto retorico narratore di fiabe, si rivolge qui a uno dei miti più «neri» della letteratura e del cinema, realizzando un film fascinoso e roboante. Certo, il lato metacinematografico è fin troppo esibito, con l’equazione vampirismo-cinema alla quale, per sicurezza, si aggiunge la metafora di riserva vampirismo-Aids. Pur discontinuo e progettato a tavolino, Dracula esibisce però un kitsch tutt’altro che incongruo, che quando riesce a trasformarsi in immagine e in racconto regala alcuni passaggi notevoli. L’inseguimento finale è un delizioso Méliès western, ma tutto il film è disseminato di soluzioni efficaci e di sincera e megalomane passione per il cinema. Quasi invisibile una strombazzata partecipazione di Monica Bellucci. (emiliano morreale)

Indian – La grande sfida

Film basato su una storia vera. Sul finire degli anni Sessanta, Burt Munro, anziano appassionato di meccanica e motociclette neozelandese, decide di investire tutta la sua liquidazione per inseguire un sogno: battere il record di velocità in motocicletta. La sua sembra un’utopia, sia per l’età avanzata, sia perché si è messo in testa di compiere l’impresa rimettendo in sesto una vecchia Indian degli anni Venti. Ci riesce, e decide di prendere parte a un raduno nel deserto di sale dello Utah, negli Stati Uniti. Contro ogni previsione, l’anziano centauro riesce a battere il record precedente, stabilendo un nuovo limite che da allora non è mai più stato

Il silenzio degli innocenti

Un maniaco terrorizza gli Stati Uniti uccidendo e scuoiando alcune giovani donne. Il sergente dell’FBI Jack Crawford sceglie come assistente la giovane recluta Clarice Starling, convinto che la ragazza possa convincere lo psichiatra Hannibal Lecter, rinchiuso in un manicomio criminale in seguito a episodi di cannibalismo, ad aiutarlo nelle indagini. Dal romanzo di Thomas Harris, un geniale thriller, originalissimo, crudo e violento: in alcune parti quasi insostenibile, in altre terribilmente affascinante. Per tecnica, costruzione narrativa e atmosfera, il migliore mai realizzato. Cinque Oscar: film, regia, sceneggiatura (di Ted Tally), attore e attrice protagonista (Hopkins e la Foster, entrambi straordinari). (andrea tagliacozzo )

Charlot (Chaplin)

Riverente e amorevole biografia di Charlie Chaplin: dalla squallida infanzia a Londra ai primi passi da regista con Mack Sennett, alla fama e al successo internazionale e agli scandali. Downey è incredibilmente bravo nei panni del protagonista; il film inizia alla grande, ma scende di livello verso la metà e cerca di mettere troppa carne al fuoco. Geraldine Chaplin interpreta la propria nonna, la nevrotica e dispotica madre di Charlie.