I tre caballeros

Vivacissimo pastiche Disney derivante alla politica anni Quaranta di buon vicinato degli Usa verso l’America Latina, vista attraverso gli occhi di Paperino. Straripante di musica contagiosa (vedi Baia, You Belong To My Heart), immagini stupefacenti, spassose sequenze disegnate e abili combinazioni di azione dal vivo e animazione. Donald, Jose Carioca e Panchito eseguono la canzone del titolo in un’abbagliante, eccezionale, magica esibizione di tecnica d’animazione. Due nomination agli Oscar.

Lilli e il vagabondo

Uno fra i più teneri cartoni animati di Walt Disney, tratto da un racconto di Ward Greene, su un cane randagio che salva dai guai la cagnolina di razza Lilli e la fa innamorare. Avventura ed emozioni sono mescolati abilmente con musica e commedia in questa pellicola di gran classe, prima produzione Disney in Cinemascope. Canzoni di Sonny Burke e Peggy Lee (che nella versione originale dà la voce a Peg, a Darling e ai gatti siamesi Si e Am). Un sequel per l’homevideo nel 2001. CinemaScope.

La città incantata

Chihiro è una bambina di 10 anni. In auto con i genitori si sta dirigendo verso la sua nuova città. Tristemente lontana dalla sua vita e dai suoi amici. Ma il padre perde l’orientamento e finisce in un prato all’imbocco di un tunnel. Che porterà la famigliola nella città incantata, una sorta di città termale abitata solo dagli spiriti. Ma c’è un bar con una montagna di cibo. Chihiro non mangia. I genitori si abboffano e a poco a poco si trasformano in maiali. A questo punto la bambina, passando di avventura in avventura, da una creatura magica a un’altra, da una stregoneria a quella successiva, deve trovare il modo di ritrasformare i genitori in esseri umani. Suo alleato, Haku, un ragazzino che le dà buoni consigli prima di trasformarsi in drago volante… Ci sarà anche la perfida Yubaba con una gemella buona e un figlio neonato grande come una montagna e con l’aspetto di un lottatore di sumo: è lei che governa questo regno dell’impossibile abitato da antiche divinità e creature magiche. Ed è lei che spiega a Chihiro che chi finisce nella città incantata verrà trasformato in animale e poi mangiato. Allora la piccola si darà da fare, si farà benvolere da tutti, rinuncerà al suo nome, lavorerà (è la condizione per andare avanti in questo regno magico) tanto da riuscire a ritrovare i genitori e a conoscere la forza dell’amore.

Grandioso, onirico, eccessivo, straordinario l’ultimo lungometraggio di Hayao Miyazaky. C’è tutto, in questo cartone animato che sorprende a ogni sequenza: c’è un po’ di
Pinocchio,
molto di
Alice nel paese delle meraviglie
e poi c’è tutto l’Oriente. Ci sono le favole, i fumetti, le tradizioni e le credenze giapponesi, la spiritualità tutta orientale, i paesaggi che richiamano ora Shangai ora Kyoto. Paesaggi popolati dalle più stravaganti creature, dalle palline di fuliggine con zampette e occhietti alla disgustosa palla di fango semovente. E via passando per figure inimmaginabili in un puro delirio di fantasia, spaventose o dolcissime, simpatiche o repellenti. Bellissima la protagonista dal tratto che va addolcendosi con il passare delle sequenze e con la sua conquista di sicurezza, energia e felicità. Tutti i disegni, i personaggi e le ambientazioni, sono stati prima realizzati a mano nei mitici Ghibli Studio di Miyazaky, poi scannerizzati e tradotti in formato digitale. Solo le rifiniture, l’animazione e la scelta dei colori finali sono stati generati al computer. Per Miyazaky, il più grande cartoonist giapponese (l’autore della serie tv
Lupin III
e dei lungometraggi
Nausicaa della valle del vento
e la
Principessa Mononoke)
infatti l’animazione deve essere un equilibrato mix tra tecniche moderne e metodi tradizionali. Per la prima volta nella sua carriera Miyazaky si è avvalso della collaborazione di animatori stranieri: i suoi Ghibli Studio, infatti, non avrebbero fatto in tempo a terminare il film per l’uscita prevista, nel 2002 (aveva annunciato il ritiro dal mondo dei cartoon causa un esaurimento nervoso, ci ha ripensato e ha dovuto fare in fretta). E ha così dovuto appaltare una parte del lavoro a un gruppo di disegnatori coreani. Costo totale della produzione: 19 milioni di dollari, infinitamente meno di un film animato della Pixar. In Giappone è stato un successo senza precedenti. Da noi potrebbe risultare un po’ troppo ridondante ed eccessivo con i suoi 122 minuti di lunghezza e di follie. Comunque, da non perdere. Orso d’Oro al Festival di Berlino e Oscar come miglior film di animazione nel 2002.

Winx Club 3D – Magica Avventura

Alla scuola per fate di Alfea si festeggia l’inaugurazione del nuovo anno, quando il party viene interrotto da Icy, Darcy e Stormy, le perfide Trix. Le Winx, senza Bloom, sono costrette a rimediare allo scompiglio creato dalle streghe che, dopo aver mandato a monte la festa, rubano un oggetto potentissimo e misterioso. Bloom è su Domino, dove sta vivendo i momenti più belli della sua nuova vita da principessa. Ha finalmente ritrovato i suoi genitori e Sky le chiede di sposarlo. Ma non è tutto oro quello che luccica, le tre Streghe Antenate sono infatti tornate a tormentare Stella, Aisha, Tecna, Musa, Flora e Bloom. Inoltre, Erendor, il padre di Sky, vieta al figlio di sposarsi. Un oscuro segreto grava sul regno di Eraklyon ed è ora che Sky, legittimo sovrano, ne venga a conoscenza. Nel frattempo, con l’aiuto delle Trix, le Antenate sono riuscite a rintracciare l’Albero della Vita che tiene in equilibrio la magia positiva e quella negativa. Con un incantesimo potentissimo riescono a rompere quest’equilibrio e a risucchiare da tutta Magix l’energia del bene. Bloom e le sue amiche si ritrovano così senza poteri, costrette ad affrontare nuovamente le Streghe, simbolo di ogni male.

Porco rosso

Durante la Prima Guerra Mondiale, Marco, un avviatore, perde un amico e rimane sfigurato durante un combattimento aereo. Il suo viso prenderà le sembianze di un maiale, circostanza questa che ne determina il sopranome. Da quel momento Marco inizierà a combattere contro i pirati dell’aria ed il regime fascista.

Koda, fratello orso

Tre fratelli, Sitka, Denahi e Kenai, vivono nell’era glaciale al tempo dei mammuth. Kenai, il più piccolo, sta per ricevere il totem: la sciamana del suo villaggio gli dona un amuleto simbolo dell’amore… Non che il ragazzo gradisca. È uno spirito un po’ prepotente e ribelle, più che amorevole. E anche spavaldo e incosciente. Quando scopre che un orso gli ha rubato la cesta con i pesci, si getta all’inseguimento per ucciderlo. I fratelli gli vanno in soccorso. E Sitka sacrifica la sua vita per salvare quella del fratellino. Che ucciderà l’animale e, come lezione degli spiriti divini, sarà trasformato in orso. E qui cominciano le avventure di Kenai-orso, del suo giovane amico Koda e dei due alci svitati, Fiocco e Rocco…
Arriva da casa Disney puntuale ogni anno un nuovo cartone animato (capolavori Pixar a parte). E Koda, fratello orso è un cartone molto, molto tradizionale, un po’ Tarzan, un po’ Bambi, un po’ Libro della giungla, figlio degli stessi animatori di Lilo&Stich e Mulan. Una storia di uomini e di animali, ma soprattutto di animali, che ne escono, come nella migliore tradizione di Zio Walt, superiori e vincenti. Il film si divide in due parti nette. La prima, più fosca, quando Kenai è ancora un ragazzo. Venti minuti di autentico terrore per i più piccini che devono vedersela con un fratello morto precipitando da un crepaccio, inseguimenti, minacce, urla, oltre alla povera mamma orsa colpita a morte. E non si capisce perché non si possa più rinunciare al terrore (certo si piangeva anche con Bambi, ma c’era solo il colpo di fucile, e ci si spaventava con la strega di Biancaneve…) e a certi toni cupi giustificati dai fini educativi… Decisamente più distesa e più divertente la seconda parte, quando Kenai si trasforma in orso, quando incontra il simpatico Koda e i due alci imbranati. I prati si colorano di fiori, il bosco si popola di animaletti deliziosi (scoiattoli, leprotti, tartarughe, cerbiatti…), si ride alle battute dei personaggi. E anche il tratto del disegno si fa più dolce e accattivante. Molto belli – di sapore quasi antico e per questo molto graditi – gli sfondi (800 realizzati da 18 artisti), simpatici gli orsi, splendide le alci, più spigolosi gli umani: per questo film la Disney ha risfoderato la vecchia arma del disegno a mano, unito alla computer graphic in 2D (forse l’ultima realizzazione bidimensionale della storia Disney). Insomma, un filmetto piacevole. Di buoni sentimenti, molto prevedibile, naturalista, animalista, senza grandi emozioni (paura iniziale a parte), didascalico al punto giusto, disneyanamente corretto (cadaveri a parte) e però senza una grande presa sullo spettatore. Francamente poco emozionante quello sconvolgimento delle Luci del Nord quando gli Spiriti Superiori trasformano Kenai nell’essere che odia di più, l’orso. L’autore delle canzoni dell’edizione americana è Phil Collins che canta anche nella versione italiana una colonna sonora non proprio memorabile… Da non perdere, invece, i titoli di coda. (d.c.i.)

Cattivissimo me

In un ridente quartiere fuori città, circondato da steccati bianchi e cespugli di rose in fiore, si erge una casa nera, su un prato desolato. Ad insaputa del vicinato, dietro questa casa, c’è un grande rifugio segreto. Lì, in mezzo a un piccolo esercito di schiavi, scopriamo Gru che sta progettando il più grande colpo della storia del mondo: rubare la luna! (si, proprio la luna!).

Gru adora ogni genere di misfatti. Armato di un arsenale di razzi che restringono o congelano, e di veicoli in grado di combattere via terra e via aria, Gru travolge e conquista tutto ciò che trova sulla sua strada. Ma tutto questo cambia il giorno in cui si imbatte nella forte determinazione di tre ragazzine orfane, che vedono in lui qualcosa che nessun altro ha mai visto prima: un potenziale papà.