Il medico e lo stregone

In un piccolo paese i malati si affidano alle cure di un truffaldino stregone. Un giovane medico, appena giunto dalla città, fatica non poco a battere la concorrenza del furbissimo ciarlatano. Una commedia all’italiana di buon livello, sorretta in gran parte dalla bravura dell’intero cast (tra cui un’eccellente Marisa Maerlini). Breve ma indimenticabile l’apparizione di Alberto Sordi. Mario Monicelli aveva già diretto Vittorio De Sica l’anno prima in
Padre e figli
, mentre tornerà a lavorare con Mastroianni nel ’58 ne
I soliti ignoti
.
(andrea tagliacozzo)

Io e Caterina

Un facoltoso uomo d’affari acquista un robot femmina chiamato Caterina per provvedere a ogni lavoro domestico. L’operato di quest’ultima è talmente soddisfacente che l’uomo, con un colpo solo, si libera della moglie, dell’amante e della cameriera. Fino a che la macchina, fin troppo umana, s’innamora di lui. La sceneggiatura, scritta dall’attore romano assieme all’inseparabile Rodolfo Sonego, è già debole di per sé. Sordi provvede a peggiorare la situazione con una delle sue solite regie lente ed incolori.
(andrea tagliacozzo)

Totò e i re di Roma

Il modesto archivista di un ministero, sposato e con cinque figlie a carico, spera inutilmente in una promozione. Dopo aver indispettito il suo Direttore Generale in un paio d’occasioni, il poverino è costretto a dare l’esame per procurarsi la prescritta licenza elementare. Come al solito, il film grava tutto sulle spalle del bravissimo Totò, aiutato nell’occasione da uno strepitoso Alberto Sordi che si fa notare nei panni del puntiglioso professore.
(andrea tagliacozzo)

L’arte di arrangiarsi

Uno dei primi ritratti di orrendo italiano interpretati da Alberto Sordi. Se non fosse diretto da Zampa, che è sempre stato regista assai mediocre, sarebbe stato il precursore del filone più nero e feroce della commedia all’italiana. Rimane interessante, piuttosto, come unica occasione in cui Vitaliano Brancati (sceneggiatore e praticamente responsabile dei pregi del film) si cimenta con i mutamenti politici dell’Italia degli anni Cinquanta, proseguendo e riassumendo i precedenti
Anni difficili
e
Anni facili
. Poteva essere il più feroce dei tre, perché anziché assumere – come accadeva in quelli – la prospettiva della vittima (rispettivamente Umberto Spadaro e Nino Taranto), ruotava intorno a un personaggio opportunista e meschino. Invece si trasforma spesso in una sfilata di macchiette, anche se la cattiveria del progetto non sempre ne risulta smorzata.
(emiliano morreale)

Buonanotte… avvocato

Alberto, un giovane avvocato, approfitta dell’assenza della moglie per darsi alla bella vita. Mentre sta per andare a un appuntamento galante, una giovane ed elegante signora, inseguita dal marito geloso, s’introduce nel suo appartamento. Un film mediocre ampiamente salvato dall’esilarante interpretazione di Sordi, all’epoca al massimo della forma. Nel ’55, l’Albertone nazionale si sottopose a un vero e proprio tour de force girando sei film uno dietro all’altro (proprio come aveva fatto Totò l’anno precedente). Remake de
L’avventuriera del piano di sopra
, di Raffaello Matarazzo.
(andrea tagliacozzo)

Il vedovo

Un romano trapiantato a Milano, che si è sposato solo per interesse con una moglie ricchissima, dirige con scarsa fortuna una fabbrica d’ascensori. Quando la moglie sembra risultare tra le vittime di un disastro ferroviario, l’uomo pensa già a come utilizzare i milioni della defunta. Ma lo aspetta una brutta sorpresa. Alberto Sordi è a dir poco strepitoso in questa commedia di costume realizzata con humour cattivo e graffiante da Dini Risi. La bravissima Franca Valeri, però, gli ruba la scena in più di una occasione.
(andrea tagliacozzo)

Il mafioso

Un siciliano trapiantato a Milano torna al paese natio per le vacanze assieme alla bella moglie milanese e alle figlie. L’uomo viene costretto dalla mafia, alla quale è a malincuore legato, a partire in gran segreto per gli Stati Uniti per compiere un omicidio. Eccellente la regia di Alberto Lattuada che riesce a dare una ricca e inquietante descrizione della Sicilia senza ricorrere a troppo abusati luoghi comuni. A dir poco straordinario Alberto Sordi nei panni di un personaggio totalmente distante dai suoi precedenti.
(andrea tagliacozzo)