U-571

Nell’arco di soli tre film (ma Il mistero di
Black Angel
continua sostanzialmente a essere invisibile…), Jonathan Mostow si è imposto come uno dei registi statunitensi più interessanti degli ultimi anni. Rivelato tardivamente dal superbo
Breakdown-La trappola
, conferma con questo tesissimo e magistralmente compatto
U-571
una forza e abilità di messinscena che da sole sembrano rilegittimare le speranze di rinascita del cinema Usa. Intorno alla missione di recupero del codice Enigma utilizzato dai sommergibilisti tedeschi, Mostow mette ancora una volta in campo le sue ossessioni primarie. Come in
Breakdown-La trappola
, completamente fondato su uno spazio vuoto nel quale si aggirava un inquietante Tir «assassino», anche
U-571
ruota intorno al cortocircuito di spazi e dimensioni. Nel mare aperto, un pugno di marinai americani deve scoprire il funzionamento di un corpo alieno (l’U-Boot nazista) proprio come Kurt Russell doveva imparare a leggere i segni di un mondo ostile in
Breakdown
. Questione di codici, quindi, di linguaggio. Ed è a partire da questo snodo drammatico che Mostow dà forma e corpo a un conflitto innervato nelle articolazioni di una dialettica visiva che lavora con formidabili intuizioni plastiche, volumi, spazi e primissimi piani. Tutta la tensione del film è il risultato di una adesione intima al luogo-narrazione (il sommergibile) e della necessità di comprenderne il funzionamento. Mostow, inevitabilmente, si ricorda di Hawks (il lavoro di squadra), a tratti sembra un Milius conciliato (lo straordinario e umanissimo «Chief» di Harvey Keitel) ma soprattutto non infierisce sui corpi, non indugia sulla violenza (come lo sciocco Spielberg del
Soldato Ryan
). La guerra è orribile in sé e la pietà con la quale Mostow ritrae lo sguardo di fronte alle ferite della carne lo conferma senza retorica alcuna. Cinema asciutto, essenziale eppure tesissimo ed entusiasmante. Cinema che, inevitabilmente, rischia di andare incontro alle ingenerose bordate di fischi dei guardiani del politicamente corretto.
(giona a. nazzaro)

U-571

Seconda guerra mondiale: l’equipaggio di un sottomarino americano deve trovare il modo di abbordare e sorprendere un sottomarino tedesco per impossessarsi di un trasmettitore di messaggi in codice. Apprezzabile il rifacimento del sottomarino della seconda guerra mondiale; il film inizia bene e cattura l’attenzione per tutto lo svolgimento ma delude nel finale. Comunque un buon film. Super 35.

U-Boot 96

Realismo e un montaggio accurato per questo emozionante racconto su un sottomarino tedesco in missione durante la seconda guerra mondiale, con un ottimo Prochnow nei panni del comandante. Il film riesce persino a evidenziare un messaggio antimilitarista. Tratto dal romanzo autobiografico di Lothar-Günther Buchheim. Originariamente era una miniserie per la tv tedesca di cinque puntate, rintracciabile in dvd; successivamente è stato editato un “director’s cut” di 211 minuti. Buon doppiaggio per la versione americana, intitolata The Boat.

U-Turn: inversione di marcia

Un giovane punk diretto a Las Vegas è costretto a fermarsi in una sperduta cittadina dell’Arizona a causa di un guasto alla sua auto: immediatamente si trova catapultato in un incubo dove, se c’è qualcosa che può andar storto, sicuramente ci andrà. Capite cosa state guardando già dai titoli di testa, quando un animale viene ammazzato: di lì in poi può solo peggiorare. Il vigoroso cast fa del suo meglio per reggere questa sciocchezza “pulp” assolutamente scontata e fastidiosa.

U.H.F. — I videoidioti

Il debutto cinematografico del produttore di video musicali in versione parodica vede Yankovic nei panni del direttore di una piccola emittente televisiva che sbaraglia la concorrenza grazie alle sue idee bislacche. La storiella è stantia, ma alcune prese in giro di pubblicità, film e show televisivi sono divertenti. Yankovic è anche sceneggiatore insieme a Levey.

U.S. Marshals – Caccia senza tregua

Il testardo capo del dipartimento di polizia (Jones) del Fuggitivo e il suo team tornano all’azione quando un sospetto criminale fugge dopo che l’aereo che trasportava lui e altri prigionieri si schianta al suolo. Le indagini sono aiutate/ostacolate dall’agente federale Downey. Thriller mozzafiato incespica un po’ verso la fine tanto che non è chiaro come termini realmente. Comunque gradevole.