Q — Il serpente alato

Lungo una trama che dissuade da qualsiasi elaborazione, una divinità preistorica azteca si ritrova a volare fuori dal suo nido sulla cima di un grattacielo di Manhattan a mozzare le teste di chi prende il sole sul tetto e di altre vittime assortite; in qualche modo, tutto questo è integrato con una normale storia di sbirri a New York. Trash animato e all’occasione spassosissimo ravvivato dall’eccentrica performance di Moriarty nel ruolo del perdente che sa dove vive la bestia e su questo intende farci i soldi.

Qandahar

Il film è la cronaca del viaggio di una donna afgana emigrata in Canada che vuole raggiungere la sorella prima che questa si suicidi nella città di Qandahar.

Makhmalbaf e l’apologo, nella forma di un viaggio in prima persona, attraverso un territorio, una cultura e una lingua. Le sue immagini però appaiono immobili, già arrivate a destinazione, già concepite e concluse, prima di essere riprese. Lo svolgimento pamphlettistico del film del regista iraniano segue uno schema decisamente troppo rigido, benché animato da un energico vigore.

Riguardo alla situazione delle donne in Afganistan, in balia dell’intransigenza degli uomini e della brutalità senz’occhi delle mine, Makhmalbaf appare decisamente arrabbiato. Al punto di non sfumare le sue inquadrature e il loro sviluppo. Questo atteggiamento di scontro frontale provoca due risultati: quando va bene
Qandahar
sviluppa immagini-metafora di forte impatto (le protesi di gambe che piovono dal cielo), quando va male l’idea e la sua rigida impalcatura teorica finiscono per sommergere tutto il resto.

Così, pur partendo da un tessuto documentaristico forte, il regista finisce per nuocere al suo stesso intento, confermandosi soltanto un grande artefice di scenografie. Ciò che manca agli ultimi film di Makhmalbaf è la profondità del non detto, l’incommensurabilità di una vita che non si riduce a parola o a proclama. Le inquadrature di
Qandahar
risultano invece bidimensionali. Ripetono quel duello che il regista ha ingaggiato con il soggetto. Duello impari; perché se Kiarostami può essere tacciato, a volte, di ambiguità, è proprio l’assoluta assenza di questa componente che manca ai film di Makhmalbaf. Quella che li riduce a sterili trattati per immagini.
(carlo chatrian)

Qiji

Un ingenuo personaggio appena arrivato a Hong Kong negli anni Trenta diventa accidentalmente il capo di una potente banda e si mette a combattere contro i rivali del racket. Nel frattempo fa amicizia con una venditrice di fiori e la aiuta a impressionare la figlia che sta venendo a farle visita e che crede la madre sia benestante. Remake non dichiarato di Signora per un giorno e Angeli per un giorno di Frank Capra, dei quali segue le vicende fedelmente, condite però con un bel po’ di scene di combattimento! Divertente ed eccentrico. Conosciuto anche come Mr. Canton and Lady Rose e più tardi rititolato Black Dragon. Technovision.

Qua la mano picchiatello

Jerry interpreta vari personaggi in scenette tenute a malapena insieme dall’espediente di uno sfigato che ha tentato il suicidio mentre cerca l’aiuto di un strizzacervelli (Edelman). Ci sono alcuni momenti divertenti (tra i quali alcuni un po’ osé) ma Jerry non vuole capire che chi meno ha più ha. Titolo originale: Smorgasbord.

Quadriglia d’amore

Musical di stampo classico: Crosby e “O’Connor sono produttori che devono assegnare il ruolo di protagonista per il loro prossimo spettacolo. La sceneggiatura di Sidney Sheldon non ha molto a che vedere con la versione per i teatri di Broadway, ma fortunatamente rimangono alcune canzoni firmate Cole Porter. Crosby aveva fatto una figura migliore, nello stesso ruolo, in Anything Goes, del 1936. VistaVision.

Quadrophenia

Eccellente mix di dramma anni Sessanta sul tema “rabbia giovanile” e rock-movie che racconta degli scontri tra le bande di adolescenti Mods e Rockers sulla costa inglese. Un vero e proprio successo inaspettato. Ispirato all’album degli Who. Notevole il debutto di Sting in veste di attore.

Qualche giorno con me

Intrigante racconto degli eventi provocati dal camaleontico Auteuil — la cui famiglia possiede una catena di supermercati — dopo la sua visita di controllo a un punto vendita di una cittadina di provincia. Eccessiva la virata dai toni comici (a volte spassosi) a quelli drammatici.