Luther

Germania-Italia 1 a 0. Palla al centro. Agli albori del XVI secolo, il giovane Martin (Joseph Fiennes), sconvolto per essere scampato alla morte durante una tempesta, decide di prendere i voti e si fa ammettere nel monastero agostiniano di Erfurt. Il monaco Johann von Staupitz (Bruno Ganz), suo padre spirituale, lo accudisce con amore e ne incoraggia gli studi, intravvedendo le sue potenzialità. Durante un pellegrinaggio a Roma, Martin viene profondamente turbato dalla dissolutezza dei costumi imperante nell’urbe e dallo scandaloso mercimonio delle indulgenze. Abili monaci-imbonitori promettono la remissione dei peccati in cambio di denaro, costituendo di fatto la principale fonte di finanziamento della sterminata corte papale, preoccupata dal canto suo di preservare il culto cattolico dalle orde turche che premono a oriente e ansiosa di estendere il proprio dominio sulle terre nuove, appena scoperte da Cristoforo Colombo. Laureatosi in Teologia presso l’università di Wittenberg, Lutero comincia ad elaborare le famose 95 tesi che, affisse sul portale del duomo della cittadina tedesca, costituiranno il più pesante atto di accusa contro la corruzione della Chiesa di Roma mai vergate da mano umana. Le tesi, diffuse anche grazie alle nuove tecniche di stampa che a quel tempo facevano la loro comparsa, si diffondono rapidamente e provocano un vero sconquasso nella città eterna. Il Papa Leone X scomunica Lutero e vorrebbe convocarlo a Roma per sottoporlo al giudizio dell’Inquisizione, ma Martin si giova dell’intervento in sua difesa di Federico di Sassonia detto Il saggio (Peter Ustinov) che ottiene per lui un salvacondotto fino a Worms. Lì Lutero, posto di fronte alla richiesta di revocare tutti i suoi scritti, opporrà alla fine il suo rifiuto, sancendo anche simbolicamente quella frattura non solo teologica ma anche politica che porterà la Germania ad essere il Paese dove si svilupperà il Protestantesimo, grazie anche alla traduzione in lingua tedesca della Bibbia alla quale Lutero, braccato dalle truppe imperiali di Carlo V, mentre infuria la rivolta dei contadini che mieterà migliaia di vittime, lavorerà instancabilmente, comprendendo come solo la parola di Dio, porta direttamente ai fedeli, avrebbe potuto svelare gli inganni perpetrati ai danni della Fede da uomini di chiesa corrotti e avidi di potere.

Film denso e impegnativo (due ore filate filate), senza cedimenti apprezzabili e viceversa con qualche momento di buon cinema, il Lutero girato da Eric Till convince per l’ambientazione, la ricchezza dei costumi e la larghezza dei mezzi messi a disposizione dalla produzione. Qualche dubbio ci rimane di fronte alla scelta di affidare la parte del monaco nato ad Eisleben nel 1483 all’aitante Joseph Fiennes, fratello di Ralph – attore pure lui -. Intendiamoci, il trentaquattrenne Joseph non sfigura, forte anche dei suoi trascorsi shakespeariani, ma chi ha nella testa la figura tracagnotta e il profilo adunco del vero Martin Lutero (almeno quella tramandata dai manuali di Storia) stenterà parecchio nell’identificazione. Dal punto di vista filologico anche altrove il film si prende delle libertà che probabilmente giovano al ritmo della narrazione ma penalizzano la tenuta complessiva dell’operazione culturale. Sì, operazione culturale, perché questo film, che uscirà nelle sale italiane il prossimo 30 aprile, segue di pochi giorni un’altra pellicola che ha fatto parlare molto di sé,
La Passione di Cristo
di Mel Gibson. Sarà un caso che, in tempi di profonde lacerazioni sociali, di tumultuosi incontri-scontri di civiltà, di richiami per nulla velati a crociate e riconquiste (vero
madame
Oriana?) due film, pure profondamente diversi nel messaggio che veicolano, facciano comunque richiamo a quei valori religiosi ai quali da sempre l’umanità si aggrappa quando si sente smarrita?

Luther
vede anche l’ultima interpretazione (non memorabile, corre obbligo di segnalarlo) di sir Peter Ustinov, che per fortuna sua e nostra in carriera ha saputo lasciare il segno in molte altre pellicole. Il cast è completato da Bruno Ganz, efficace nella parte del monaco che assiste Martin durante i suoi studi, lo incoraggia ad andare nel mondo e gli insegna come tener ferma la fede anche nei momenti di crisi e Claire Cox, che impersona la suora Katerina von Bora, che lascia i voti con alcune sue consorelle per dedicarsi al nuovo credo, diventando poi la sposa di Lutero. Come prevedibile, il film sta facendo registrare ottimi incassi in Germania. Visto dal campanile romano desterà invece qualche mal di pancia. Anche se da allora i ponti sul Tevere hanno visto passare milioni e milioni di metri cubi d’acqua, le frequenti dispute teologiche che vedono periodicamente contrapporsi i contestatari teologi tedeschi ai più inflessibili difensori dell’ortodossia cattolica sono lì a testimoniare che la ferita aperta da Lutero non smette di sanguinare anche dopo cinque secoli. Germania-Italia 1 a 0.

(enzo fragassi)

Lutto si addice ad Elettra, Il

Pellicola tratta dall’opera di Eugene “O’Neill, ambientata nel New England e adattata dalla tragedia greca Orestea. Un generale della guerra civile viene ucciso dalla moglie. I figli cercheranno vendetta. Dramma denso di dialoghi e pesante, anche nella versione della durata di 105 minuti per la televisione. La versione britannica dura 159 minuti.

Lydia

Adattamento americano di
Carnet di ballo
, realizzato in Francia dallo stesso Julien Duvivier nel 1937. In una terrazza newyorkese, la settantenne Lydia rievoca assieme a tre suoi ex pretendenti gli anni della giovinezza. La donna, all’epoca assiduamente corteggiata dai tre, era invece innamorata di un quarto spasimante. Ottima sceneggiatura di Ben Hecht e Samuel Hoffenstein. Notevole anche la Oberon. Secondo film di Joseph Cotten che in quello stesso anno aveva esordito in
Quarto potere
di Orson Welles.
(andrea tagliacozzo)

Lydia

Racconto sentimentale di una signora anziana (Oberon) che incontra i suoi spasimanti e amori di un tempo. Remake del precedente film di Duvivier, il classico francese: Carnet di Ballo.