Eccezionale film auto-analitico di Fellini, con Mastroianni nei panni di un regista che cerca di sviluppare un nuovo progetto tra visioni oniriche e un’infinità di sottotrame. Un film lungo e complesso, ma affascinante, che straripa di trovate creative e tecniche. Certamente una delle più intense esternazioni personali mai viste al cinema. Sceneggiatura di Fellini, Tullio Pinelli, Ennio Flaiano e Brunello Rondi. Vinse l’Oscar per i costumi e per il miglior film in lingua straniera.

…e il diavolo ha riso

Film ponderoso, talvolta pretenzioso in modo ridicolo; scritto da Jean Genet tratta di una maestra sessualmente repressa in un piccolo villaggio francese che segretamente avvelena gli animali, appicca incendi e cerca di uccidere un taglialegna italiano che non riesce a sedurre. Triste avventura nel sado-maso artistico, girata in versione sia francese che inglese. Panavision.

28 giorni dopo

Un gruppo di animalisti si introduce in un centro di ricerca di medicina genetica nella campagna inglese per liberare alcuni esemplari di scimmie, sottoposte a iniezioni sperimentali di attualità televisiva e mediatica e contagiate da un virus sconosciuto. 28 giorni dopo, in un ospedale deserto, un ragazzo si risveglia dal coma dopo un incidente stradale e si ritrova in una Londra apparentemente disabitata. Si renderà presto conto di non essere rimasto completamente solo. Avrà infatti modo di entrare in contatto con alcuni uomini che di umano non hanno più nulla e verrà salvato da due ragazzi in tenuta da combattimento urbano che gli spiegheranno cosa è successo in quei 28 giorni di assenza…
Il nuovo film di Danny Boyle contiene più di un rimando al filone «politico» dell’horror americano di trenta anni fa, in particolare alla trilogia dei morti viventi del professionista del genere George A. Romero. Del modello si replica non solo e non tanto l’abusatissima struttura narrativa dell’assedio ma anche l’utilizzo di un cast di attori poco noti. 28 giorni dopo è un film da palinsesto notturno, fatto di semplici meccanismi tipici dell’horror d’annata e di semplice paura, con schemi e strutture più televisivi che cinematografici. Da un punto di vista prettamente sociologico l’osservazione dei mutamenti sociali è molto meno importante che nei modelli di riferimento; l’aspetto che maggiormente spicca è quello che rappresenta il cosiddetto «deserto del reale», qui reso da un verosimile e angoscioso «vuoto» urbano, ottenuto girando a Londra nei fine settimana e nelle prime ore del mattino. Ma il «deserto del reale» rappresenta in qualche modo anche il valore della libertà, libertà di muoversi verso tutti i luoghi e nessun luogo. Il momento ludico e giocoso in cui i neo-sopravvissuti saccheggiano i supermercati deserti e colmi di merce abbandonata (la telecamera si sofferma sulla frutta ormai in decomposizione e sulle scatole colorate del cibo) nel quadro globalmente apocalittico del testo, spicca ironicamente come a deridere certe teorie sui comportamenti deliranti del neo-consumatore, nomade e shopping-addicted. Alcune immagini hanno infine un loro valore ontologico, nonché ironico e indipendente rispetto al contesto terrificante in cui si viene proiettati: le luci natalizie e intermittenti appese a un balcone nella città desertificata, il tradizionale taxi londinese che passa attraverso la tela di un quadro quasi impressionista accompagnato da una colonna sonora più che rassicurante e gli impeccabili paesaggi della campagna anglosassone. Come a dire che si è alla fine di un incubo reso reale dall’umorismo sotterraneo di cui è nutrito. Boyle che, comunque lascia aperta una porta, sembra volerci dare il benvenuto nel deserto del reale o nello spazio torbido dello schermo, a noi la scelta. (emilia de bartolomeis)

300

Grecia, 480 a.C. L’impero persiano guidato da Serse I ha intenzione di conquistare l’intera Grecia. Con un esercito imponente, il più numeroso che occhi umani avessero mai visto, il Re dei Re tentò di conquistare il Peloponneso iniziando dalla presa strategica del passo delle Termopili. Qui i persiani trovarono la strenua resistenza di 300 guerrieri spartani guidati da re Leonida: nonostante l’abissale differenza delle forze in campo, il coraggio e la determinazione dei 300 provocarono molte perdite tra i nemici, ispirando la nascita di un esercito comune a tutte le poleis greche al fine di respingere l’invasore.

La recensione

Tratto dall’omonimo fumetto di Frank Miller,
300
è un film visivamente esaltante che non delude i fan delle
strisce
e dei videogame. Lascia invece un po’ perplessi gli appassiona

24 Hour Party People

Pellicola brillante, intensa, divertente ed evocativa sulla scena punk rock inglese di Manchester nei primi anni Settanta, e su uno dei suoi antesignani, che si racconta in maniera disarmante con sguardo in macchina (anche commentando il film stesso). Divertente anche se non si conosce molto del tema. Energico Coogan nel ruolo protagonista.

8mm — Delitto a luci rosse

Un detective privato accetta un incarico insolito: scoprire se uno “snuff movie” in cui sembra morire una ragazza è vero. Nonostante non lo voglia, rimane ossessionato dal caso e invischiato in un mondo infernale che vorrebbe fuggire. Un film decisamente opprimente e spesso fastidioso, in qualche modo imparentato con Hardcore, e inficiato da gravi carenze di credibilità del personaggio di Cage e delle sue motivazioni. Super 35.